Il Tirreno

Livorno

Negozi chiusi: «Ordinanza illegittima»

di Giulio Corsi
Negozi chiusi: «Ordinanza illegittima»

Sul Primo Maggio grande distribuzione contro il Comune. «Comportamento incomprensibile, dimentica le liberalizzazioni»

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LIVORNO. Ma quali ordinanze del sindaco che impongono per oggi di tenere le saracinesche abbassate. E quali sanzioni da mille euro per chi decide di aprire. «Il comportamento del Comune di Livorno appare del tutto incomprensibile». E in qualche modo anche retrò, visto che col decreto Salva Italia le attività commerciali possono aprire quando e come vogliono. E’ la risposta che arriva all’assessore Bernardo da Federdistribuzione, l’associazione che riunisce le grandi imprese distributive operanti nei settori alimentare e non alimentare.

La Bernardo aveva tuonato contro l’apertura del Penny, che oggi alla fine dovrebbe essere l’unico negozio aperto in città, visto che Unieuro ieri ha modificato il proprio sito, annunciando la chiusura del negozio di via Pian di Rota per il primo maggio e che la Pam di Livorno sarà una delle poche in Toscana a non aprire: «La scelta di alcuni marchi della media distribuzione di restare aperti il 1 maggio è in contrasto con la decisione assunta dal Comune di Livorno di disporre, anche per quest'anno, l'obbligo di chiusura degli esercizi commerciali nei giorni di Pasqua, Natale, 1 maggio e 1 gennaio con un’ordinanza del marzo 2013», aveva detto l’assessore, annunciando sanzioni.

Le sue parole non sono piaciute per niente a Federdistribuzione che da Milano ha risposto duramente: «Apprendiamo con stupore che il Comune di Livorno non solo ha disposto la chiusura degli esercizi commerciali per il primo maggio con un provvedimento totalmente illegittimo e contrario a quanto previsto dalla legge "Salva Italia", ma sarebbe pronto a multare per violazione dell'ordinanza i negozi che, legittimamente, decideranno di rimanere aperti».

L’associazione che riunisce i re della grande distribuzione continua: «La legge Salva Italia all’articolo 31, prevede la totale liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali, un principio, stabilito da una legge dello Stato, che deve essere rispettato anche a livello regionale e comunale».

Come si ricorderà la diatriba è stata lunga e ha visto otto Regioni tra cui la Toscana opporsi alla legge. «Ma la liberalizzazione è stata confermata dalla Corte Costituzionale nel 2012 che ha respinto il ricorso presentato dalle Regioni che ritenevano il contenuto della legge invasivo della competenza legislativa regionale in materia di commercio - ricorda Federdistribuzione -. Sempre per ciò che riguarda la Toscana occorre ricordare anche l'ulteriore sentenza della Corte Costituzionale (n.27/2013) che ha accolto il ricorso della Presidenza del Consiglio contro la legge Regionale sul commercio che prevedeva limitazioni alle aperture degli esercizi in violazione della norma statale». La sintesi è chiara e pungente: «Il comportamento da parte dell'amministrazione comunale appare quindi del tutto incomprensibile. Auspichiamo che il Comune abroghi un'ordinanza illegittima e lesiva della libera concorrenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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