Il Tirreno

Livorno

Toto-sindaco al bivio fra Parma e Genova Via al risiko del voto

di Mauro Zucchelli
Toto-sindaco al bivio fra Parma e Genova Via al risiko del voto

Dopo il trionfo grillino le grandi manovre nel Palazzo Prove tecniche di lista civica che scompagini gli schemi

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LIVORNO. Il d-day del governo del premier pisano Enrico Letta con la ministra pisana Maria Chiara Carrozza (e quello fiorentino Carlo Trigilia) spedisce nel freezer l'idea che si possa tornare prestissimo alle urne per ridisegnare daccapo il Parlamento. E se si sgombra il campo dalle incognite di un nuovo round di selezione degli aspiranti parlamentari magari a colpi di primarie, ecco che nel risiko delle grandi manovre della politica cittadina si riaffaccia la corsa per la conquista del governo locale. Ammesso che tattiche e strategie riguardanti il toto-sindaco non siano le quinte del palcoscenico di tutto il teatrino politico dell'ultimo anno.

IL FLOP NELL’URNA

Era stato il voto choc per l'elezione di deputati e senatori – con il crollo record del Pd livornese (oltre 16 punti percentuali in meno alla Camera e più di 14 al Senato) – a terremotare lo schema di gioco standard, centrosinistra contro centrodestra, mettendo nel conto come novità tutt'al più il fatto di riuscire a costringere il candidato Pd ad affrontare il ballottaggio: cosa finora mai avvenuta dal '95 in poi, da quando cioè il sindaco viene eletto direttamente dai cittadini come capo di una coalizione (ed è una rarità nelle città di queste dimensioni).

Non potrebbe essere diversamente, visto che il Pd si ferma attorno alla soglia del 40%: poco sopra (al Senato) o poco sotto (alla Camera). Qui bisogna immaginare quanto pesa il giudizio sul governo locale: il radicamento della sinistra riesce di solito a spuntare risultati migliori alle amministrative ma resta da capire se, in una congiuntura così terribile, il voto possa premiare chi sta al governo. Se così non fosse, il Pd partirebbe da una dote di consensi vicina dal 35%. Ma lontana dal superamento della soglia del 50% che fa evitare il ballottaggio.

A questo punto però si spalancherebbe la porta su un cambio di scenario: anche perché il ballottaggio si fa in due. E il verdetto delle urne, l'abbiamo detto a fine febbraio a urne appena chiuse, ha sparigliato i giochi: i grillini del Movimento Cinque Stelle hanno fatto il pienone e hanno raccolto il doppio dei voti rispetto al Pdl,. In cifre: 27,1% contro 12,7% alla Camera e 25,7% contro 13,2% al Senato (con una differenza di quasi 15mila schede nel primo caso e di oltre 11mila nel secondo). I numeri dicono chiaramente che Grillo potrebbe essere l'antagonista del Pd nel duello finale. Con una difficoltà in più per i "democrat": non solo portare nel bel mezzo della crisi più cupa il fardello di essere al governo dalla Liberazione in poi, ma anche dover giocare il match senza poter contare sulla chiamata a raccolta contro le destre che ha funzionato pure contro Taradash.

CHI C’E’ SULLA SCACCHIERA

Ma c'è un "ma": anzi, molti "ma". A cominciare dal fatto che sulla scena politica locale esiste una presenza radicata di altri soggetti. Come Rifondazione comunista: che alle politiche ha avuto una mazzata ma solo dieci anni fa era il secondo partito in città e ha ancora una rispettabile pattuglia di consiglieri a Palazzo. Come l'Idv: in campo nazionale è ormai un fantasma ma a livello cittadino ha rotto il centrosinistra quando ancora a Roma Di Pietro e Bersani andavano a braccetto ed è stata protagonista di tante battaglie contro la giunta. Come Marco Cannito, soprattutto: dal mondo grillino non gli hanno risparmiato sberle e punzecchiature ma alla fin fine ha in tasca dal 2009 l'"imprimatur" di Grillo.

Quel che si è visto fin qui sul ring romano in queste prime briciole di legislatura ha aggiunto qualcosa in più. Basti vedere la strategia dei Cinque Stelle di respingere al mittente, a rigor di non-statuto, ogni ipotesi di “mescolanza” con altri soggetti.

C’è da capire cosa comporterà nel concreto della pratica politica anche qui a Livorno. Se fosse inteso rigidamente, anziché di fronte allo schema Parma potremmo avere di fronte uno schema di gioco che potremmo ritrovare a Genova: con gli avversari del Pd che si sventagliano fra lista civica moderata, Grillo, Pdl e Lega, ciascuno dei quali porta a casa il suo bel fagottino di consensi ma lascia una prateria al centrosinistra. Servono però alcuni ingredienti: 1) una alleanza di centrosinistra aperta a sinistra con Sel e Rifondazione-Pdci; 2) primarie di coalizione in cui il Pd si suicida ma non pianta grane se vince il candidato di Sel che ha meno di un quarto dei suoi voti; 3) un nome come Marco Doria.

FRA GENOVA E PARMA

Il Pd livornese è al bivio fra Genova e Parma, e non può contare neanche su Roma. Se le strade di Pd e Sel divergono a livello nazionale,figuriamoci qui dove "democrat" e vendoliani hanno litigato di brutto e Sel hasbattuto la porta uscendo dall'alleanza anche a costo di rompere con il proprio assessore. Questo significa che per il Pd mettere insieme una coalizione è una strada tutta in salita. Almeno a sinistra, a dispetto dello "strabismo" e del feeling rivendicato dal sindaco. Quanto poi al coraggio e allo sforzo di mettere in pista un nome fuori dal recinto dell'apparato…

A meno che non si immagini di ricadere in braccio ai centristi: dal gruppo dI Lamberti a quanto si muove all'ombra dei 4 Mori fra Montezemolo, Monti, Fini, Casini e quant'altro.

ECCO LE AVANCES

A parte cene e contro-cene, saltano agli occhi i segnali d'un attivismo che non fa mistero ormai di puntare a scompaginare gli schemi e perfino il tradizionale campo di gioco. Un indizio? Nel talk show politico di Gadi Polacco su Telecentro1 ecco le prove tecniche di feeling che Romiti (Montezemolo) e Ciacchini (Pdl) provano a lanciare sperticandosi nei riguardi di Marco Cannito: con il primo che ipotizza "una lista civica ad ampio raggio", con il secondo che invita a superare le tradizionale formule partitiche. Ma è realistico prefigurare un centrodestra che fa quadrato e aggreghi anche altre energie, se intanto la pattuglia attuale è sbriciolata in due gruppi consiliari contrapposti più due altri gruppi mono-consigliere?

Sull'altro lato dell'opposizione, c'è l'enorme iceberg del consenso a Grillo: una incognita capire come si presenterà e come si comporterà l'elettorato nel voto locale (finora il M5S ha pagato lo scotto di 7-8 punti percentuali se dal Parlamento si passa al voto regionale). Ma è ancora di più un rebus intuire quale leadership avrà quest'area magmatica: a quel mondo ha cercato di parlare il dipietrista Andrea Romano, idem il vendoliano Giannini. Si potrebbe aggiungere anche un eventuale nome grillino, soprattutto se il M5S rifiutasse di "mescolarsi". Ma è soprattutto il campo arato fin qui da Cannito. E lui si ingegna a provare a andare oltre il recinto dei consensi su cui pensa di contare già. Lo fa con due mosse: 1) si mette "a disposizione" evitando di porre sé stesso come candidato-diktat, anche se è chiaro che si sente punto di riferimento; 2) strizza l'occhio finanche agli scontenti in casa Pd quando come parola d'ordine insiste sul fatto di essere "l'alternativa per andare non contro il Pd ma al di là del Pd".

Intanto, sul tavolo del dopo-voto c’è già squadernato il Prg: aperto ma con le pagiune bianche. Lo scriverà il voto.

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