Il Tirreno

Livorno

lo sguardo degli altri

Così Henry James scoprì i Quattro Mori tra la spazzatura

LIVORNO. Magari di passaggio, gettando uno sguardo al volo ma anche provando a coglierne essenza e originalità, brutture e bellezze, non sono pochi i personaggi illustri del passato che hanno voluto...

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LIVORNO. Magari di passaggio, gettando uno sguardo al volo ma anche provando a coglierne essenza e originalità, brutture e bellezze, non sono pochi i personaggi illustri del passato che hanno voluto dire la loro su Livorno, offrendo un punto di vista “altro” rispetto alle cronache storiche e ai racconti “autoctoni”. Nel suo “Italian Hours” il grande scrittore americano Henry James dedica qualche riga anche a Livorno in “Tuscan Cities” pubblicato nel 1874: lo scrittore si sofferma in particolare sulla statua dei Quattro Mori.

«In un angolo anonimo vicino al molo si erge la statua di uno dei più giovani granduchi della Toscana che su un piedistallo chiede ai posteri il riconoscimento del suo potere sui mori. Quattro colossali negri forgiati in un bronzo davvero scadente sono incatenati alla base del monumento che grazie a loro forma comunque un gruppo scultoreo abbastanza bizzarro. Ma valorizzare l’arte non è nell’indole dei livornesi e non si fa niente che potrebbe salvaguardare questo curioso monumento che si trova sepolto tra la spazzatura del porto».

Centra il bersaglio Henry James, che subito sottolinea la labronica tendenza a disprezzare o semplicemente ad ignorare i suoi talenti e i suoi tesori.

Ma sono anche altri i personaggi famosi che hanno voluto dire la loro su Livorno. Aldo Santini, nel suo libro “Alla scoperta di Livorno e i livornesi in 44 ritratti” ne cita appunto una quarantina. "Stranieri" di tempi lontani (come Goethe) o di tempi vicini (come Enzo Biagi) che arrivano in città e fermano su carta la loro prima impressione. Piccola, ordinata, ma anche sporca e caotica, popolata da gente poco raccomandabile o da simpaticoni. Poi analisi più politiche, sullo spirito ribelle, sul "cosmopolitismo da poveri cristi". E scrive lo stesso Santini nella prefazione: «Livorno vista dagli altri com'è? Bella o brutta? Simpatica oppure odiosa? E i livornesi, che impressione fanno sui visitatori della loro città? Mi riferisco ai personaggi che Livorno, per una ragione qualsiasi, ha ospitato da quand'era un porto a vela con il vento in poppa fino ai giorni nostri. Scrittori, politici, intellettuali, regnanti, poeti, giornalisti, mercanti, da Henry James al Manzoni, da Gustavo III di Svezia al Lamartine, da Ansaldo ai fratelli Verri e a Giorgio Bocca, da Palazzeschi a Montesquieu. Scorrendoli a bocce ferme, questi giudizi, capiterà di sentirci orgogliosi, noi livornesi del Duemila. Ma non sempre, attenzione...».

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di Redazione web