Gioco
La confraternita alla corte di Enrico il Mediatore
Al tavolo di "In vernice" ritrovia- mo una confraternita che resta unita anche attraversando tanto terremoti politici collettivi quan- to differenti scelte individuali di vita. Perfino se il destino...
Al tavolo di "In vernice" ritrovia- mo una confraternita che resta unita anche attraversando tanto terremoti politici collettivi quan- to differenti scelte individuali di vita. Perfino se il destino si incapriccia a rimescolare le carte: come quando nel 2004 finisce all'Europarlamento un plotone di dirigenti di primissimo piano, compresi Bersani e Letta. Li rafforzano quel tandem costruito negli anni precedenti, quando l'ex Bottegone li spedisce in missione nel Nord Est a recuperare, loro due così diversi, i voti dell'arcipe- lago di piccola impresa che ha voltato le spalle al centrosinistra. Ma non è a Bruxelles che si è cementato, ad esempio, il legame fra Mannelli e Letta, se è vero che nel '98, appena D'Alema lo nomina ministro delle politiche comunitarie, Enrico telefona a Lorenzo per dirgli di fare la valigia per Roma: come capo della segreteria politica e consigliere giuridico. Mannelli fa squadra con Letta che, dentro il governo, fa squadra con Bersani confermato alla guida del dicastero dell'industria. Li scoveremo, anni più tardi, tutti insieme appassionatamente alla cena di San Valentino, officiante proprio D'Alema («incredibile: parli del foie gras e lui ti spiega come si prepara, il discorso casca sull'ultimo romanziere giapponese e lui ti snocciola biografia e personaggi…», commenta Mannelli che non passa per essere uno stregato dai modi dalemiani).
Dal 2001 per dieci anni filati fino all'arrivo del governo Monti i due Letta si passano l'un l'altro la poltronissima-chiave di sottose- gretario alla presidenza del consiglio: prima Gianni con Berlusconi, poi dal 2006 al 2008 Enrico con Prodi, quindi di nuovo lo zio Gianni.
«Con Enrico - dice Cecio - ci siamo sentiti due giorni prima della rielezione di Napolitano: era nel bel mezzo del tourbillon del voto per il Quirinale. Teso sì ma con quel suo modo di fare che gli evita di andare sopra le righe». Da amici, visto che Cecio è nient’altro che un elettore.
Negli anni passati con Mannelli c’era stato un lavorìo per arrivare a nuove regole che moralizzino almeno un po’ la politica trasformata nel Bengodi per chi riesce a arraffare prebende: «Avevo lavorato – conferma ora lui – nell’équipe del Parlamento europeo che si è occupata di ridisegnare il sistema di diritti, stipendi, vitalizi e spese per assistenti. È un modello che è stato poi preso come riferimento da vari Paesi. È una riforma sulla quale credo che Enrico punterà». Poi vi ha lavorato con il deputato Pd Guglielmo Vaccaro: «C’è una idea sui vitalizi che punta all’uso del sistema contributivo com’è per i cittadini. Di fronte alle istanze dei grillini non si è presentato a braccia alzate per arrednersi: potrebbe partire da lì per dare un segnale forte al Paese».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google