Il Tirreno

Livorno

Vestiti griffati per il mercato clandestino

di Lara Loreti
Vestiti griffati per il mercato clandestino

Indagine della Guardia di Finanza sul made in Italy. Sequestri in porto di merce cinese ma con etichette italiane

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LIVORNO. Vestiti di grandi firme prodotti dalla stessa fabbrica, ma destinati solo in parte per il mercato autorizzato: per il resto alimentano al mercato clandestino. Una produzione parallela irregolare che consente di mettere in vendita abiti e accessori identici agli originali, solo che costano molto meno e soprattutto non sono autorizzati, con conseguente danno per il Made in Italy.

Prodotti firmati non autorizzati. Impossibile distinguere i prodotti imitati da quelli originali in quanto, essendo confezionati dalla stessa ditta, la fattura è uguale. L’anomalia su cui le fiamme gialle stanno indagando sta nel fatto che quei vestiti hanno il marchio - la griffe - senza avere l’autorizzazione per essere venduti. Una truffa, con al centro il Made in Italy, scoperta dalla Finanza, che sta indagando nell’ambito di un’inchiesta della Procura. Questi prodotti vengono venduti non solo in città ma in tutta Italia. Le indagini vanno avanti da qualche mese e hanno preso il via dopo un’anomalia scoperta durante un controllo di routine dalle fiamme gialle. Per ora sull’inchiesta vige il massimo riserbo: le verifiche dei militari varcano i confini regionali e un punto nodale dei controlli è rappresentato dal porto.

Merce cinese, etichette italiane.

E proprio in ambito portuale, sempre a proposito di Made in Italy, i finanzieri hanno scoperto un’altra irregolarità. Nelle scorse settimane, le fiamme gialle del Gruppo hanno sequestrato circa 4mila prodotti cinesi di ottima fattura che però avevano l’etichetta “Made in Italy”. Un’informazione ingannevole per il consumatore che ha fatto scattare i sigilli ai container in cui erano riposti i prodotti. La merce era destinata a Livorno e ad altre località toscane e italiane. Come prevede la legge, il sequestro amministrativo è cessato nel momento in cui i produttori si sono messi in regola e hanno sostituito le etichette ingannevoli. I casi di merce cinese con finte etichette italiane sono in aumento. Per questo sono stati intensificati i controlli della finanza con cadenza settimanale in negozi sia italiani sia cinesi. I militari, in borghese, verificano la tipologia dell’articolo, l’etichettatura, la composizione dei tessuti che, in caso di sospetto, vengono mandati in laboratorio per essere analizzati.

Sicurezza dei prodotti.

Il rispetto della presentazione del prodotto (chi l’ha fatto, cosa contiene e così via) è prioritario nell’ambito dei controlli della Finanza sugli oggetti in vendita, soprattutto giocattoli. Le fiamme gialle effettuano tre quattro controlli al mese mirati alla sicurezza: dall’inizio dell’anno ci sono state 15 denunce penali e 40 multe.

Contraffazione: negozi e porto monitorati.

Sono una ventina le denunce penali fatte dai finanzieri per contraffazione da gennaio. Presi di mira negozi senegalesi e cinesi. Ma i controlli si concentrano per lo più in porto dove ogni giorno arrivano container, soprattutto dalla Cina, con merce destinata in città e all’hinterland pratese e fiorentino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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