Gioco
I nomi s’allontanavano vuoti
LIVORNO. Nella Livorno dell’800 si scriveva molto, talora per professione, più spesso per passione, guardando ai più diversi generi letterari: racconti, romanzi, raccolte di poesie, piecès teatrali e...
LIVORNO. Nella Livorno dell’800 si scriveva molto, talora per professione, più spesso per passione, guardando ai più diversi generi letterari: racconti, romanzi, raccolte di poesie, piecès teatrali e fiabe. Da tutto ciò scaturiva una vastissima attività di editori, e soprattutto di stampatori, che divulgava idee e tendenze artistiche, ideologiche, religiose e filosofiche di ogni sorta. A scrivere erano infatti persone d’impronta repubblicana anticlericale, liberale moderata, cattolica, ebraica e massonica. Insomma, come si dice, si scriveva “di tutto e di più”.
Raccogliendo appunto questo fervore di mettere nero su bianco le proprie idee ed inclinazioni è recentemente uscito il volume “I nomi s'allontanavano vuoti”, un’antologia di scritti livornesi ottocenteschi pubblicata dalle Edizioni Erasmo e curata da Roberto Antonini insieme a Daila Bizzarri, Patrizia Cascinelli e Roberto Goracci. L'antologia, che prende il titolo da un verso di una poesia di Giorgio Caproni, costituisce il primo volume di una collana dedicata alla letteratura e Livorno nell'800 soffermandosi in questo caso sulla narrativa. Scorrendo le pagine vi troviamo dei brani di autori più noti come Francesco Domenico Guerrazzi, Pietro Coccoluto Ferrigni e di Angelica Palli Bartolommei accanto ad altri forse meno conosciuti come Carlo Angelini e Mario Morais: si passa così dai bozzetti di vita rurale alle gustose cronache, spesso intrise d'ironia, del grande Yorick descrivendo il varo di una nave al Cantiere Orlando oppure qualche causa in pretura con protagonisti a dir poco strampalati.
Roberto Riu
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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