Il Tirreno

Livorno

«Chiedo scusa ma da 9 anni aspetto la risposta dall’Inps»

di Lara Loreti

Il pentimento di Fabio Cioni che ha aggredito un’impiegata : «È stato uno scatto d’ira e ho sbagliato. Non arrivo a fine mese e chiedo che sia riconosciuta l’invalidità al 100%»

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LIVORNO. «Non volevo fare del male a nessuno e non ce l’ho assolutamente con i dipendenti dell’Inps. Ho avuto uno scatto d’ira non controllata e per questo chiedo scusa. Ma vivo una situazione terribile: da nove anni aspetto che l’Istituto di previdenza sociale mi riconosca l’invalidità al 100 per cento. Intanto vivo con 560 euro e devo tirare su anche un figlio: al 12 del mese i soldi sono finiti e io non so come fare».

Un appello disperato quello di Fabio Cioni, 51 anni, residente in via Poerio, ex meccanico di mezzi industriali. È stato lui, per sua stessa ammissione, il protagonista del gesto di rabbia che si è verificato mercoledì mattina negli uffici dell’Inps di via Tacca: a un tratto, il 51enne s’è avvicinato a una impiegata e l’ha strattonata, gettandole addosso la fotocopiatrice che era sulla scrivania della donna.

Questo il racconto dei testimoni. «È stata solo rabbia, ma io non ho aggredito nessuno - dice lui - Figuriamoci se me la prendo con gli impiegati dell’Inps, rispetto chi lavora e so bene che la mia situazione non dipende da loro. Ma io sto morendo di fame». Cioni spiega che la sua situazione sanitaria è precipitata ormai vent’anni fa. «Ho iniziato a lavorare quando avevo 15 anni: purtroppo dal 1993, sono diventato epilettico e da lì sono nati diversi problemi. Prima lavoravo e guadagnavo anche bene: ho prestato servizio al porto di Carrara e anche a quello di Livorno. Poi però le crisi epilettiche hanno preso il sopravvento. Le ho avute diverse volte anche sul posto di lavoro. Tuttavia, l’invalidità mi è stata riconosciuta con molto ritardo, solo nel 2004. Da allora fino al 2007 ho preso una pensione di 441.26 euro, che poi è salita a 560. Il punto però è che mi spetta l’invalidità del 100%, e invece attualmente mi è riconosciuta solo al 75%. Io non capisco perché: oltre all’epilessia, ho altre gravi patologie che l’Inps conosce. E allora, quanto devo aspettare per vedere riconosciuti i miei diritti? Diritti tutelati dalla legge».

Per difendere la sua posizione, dopo aver fatto vari tentativi allo sportello Inps, Cioni ha deciso di rivolgersi a un legale. «Mi segue l’avvocato Fabio Ercolini: insieme abbiamo presentato diversi ricorsi - dice Cioni mostrando le carte - Ma per ora non ho ottenuto alcun risultato. Ed è per questo che mi sono fatto prendere dalla rabbia. L’ira mi è montata ancora di più anche perché la sera prima, in una trasmissione televisiva, avevo sentito parlare di pensioni esagerate e percepite da chi non è neanche invalido».

Cioni riconosce il suo errore: «Mi rendo conto di aver messo paura a quella donna e di questo mi dispiace molto. Non ci dimentichiamo, però, che con 560 euro al mese e con un figlio a carico può mancare anche il pane giornaliero. Mio figlio si sta diplomando e per ora non può lavorare. Prima potevo contare sul reddito di mia moglie, ma ora la situazione tra noi è cambiata e io sono solo e disperato. Mia madre e le mie sorelle mi aiutano, ma alla mia età, come faccio a gravare ancora sulla famiglia? Per di più da qualche tempo una delle mie sorelle ha anche perso il lavoro per via della crisi. Che cosa devo fare?».

Cioni lancia quindi un appello: «Mi rivolgo alle istituzioni, affinché prendano a cuore la mia situazione, non tanto per me quanto per mio figlio. Aiutatemi: non ho soldi per comprare il pane».

LaraLoreti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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