Il Tirreno

Livorno

Tanti aperti il 25 aprile e i sindacati si ribellano

I grandi marchi cittadini (Coop a parte) al lavoro nel giorno della Liberazione Penny e Unieuro azzardano anche il primo maggio. La Cgil: due giorni di sciopero

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LIVORNO. Sulla vetrina del Penny Market di viale Petrarca da due giorni è comparso un cartello stampato col computer: si avvisa la gentile clientela che giovedì 25 aprile il negozio resterà aperto. E subito sotto un messaggio identico ma riferito al primo maggio.

In entrambi i casi l’orario di apertura anziché fino alle 23 si limita alle 20. Ma la scelta di fare un turno “normale” non cambia la sostanza. E manda su tutte le furie i sindacati. Che annunciano proteste: «Faremo sciopero», annuncia il segretario della Filcams Cgil Franco Franceschini. «Sia per la festa della Liberazione che per quella dei lavoratori».

Un anno dopo, insomma, ci risiamo. Tornano le grandi festività laiche e si riaccende la questione dell’apertura dei negozi: saracinesche su o saracinesche giù?

Nel mirino non c’è solo il Penny, che insieme ad Unieuro, ha sfidato addirittura il tabù della festa dei lavoratori. Anche se sono i due principali indiziati della protesta. Nel mirino ci sono anche tutti gli altri brand che operano in città, Coop a parte. Il 25 aprile infatti la lista dei negozi aperti sembra quella di un qualunque martedì d’inverno: la Conad di via Grande, la Pam di via Roma e quella di Corea, Leroy Merlin, Unieuro, Eurospin. Si salvano i negozi Coop perché nell’accordo integrativo firmato con i sindacati si è stabilito che il 25 aprile e il primo maggio, così come a Natale, Pasqua e Santo Stefano i negozi devono stare chiusi.

Ma, Coop o non Coop, il quadro in città non cambia: la festa della Liberazione - che fino a due anni fa ancora faceva animatamente discutere grandi marchi, sindacati, associazioni e amministrazione comunale - ormai è sdoganata. «A Livorno ancor di più - commenta Franceschini -. La presenza del trofeo velico che porta turisti in città, ha molto attenuato il dibattito che invece nel resto della regione è molto sentito. Però il primo maggio no. Quello non possiamo tollerarlo». E allora il mirino della Cgil punta su Penny e Unieuro. Ma anche sul Comune di Livorno, responsabile per la Cgil di una sorta di mancata moral suasion, non essendo nei suoi poteri l’obbligo di chiusura ma di certo quello di un convincimento verso chi decide di aprire. «C’era stato un impegno da parte dell’amministrazione in questo senso ma di questi tempi basta un po’ di pressione e le prese di posizione sfumano immediatamente», accusa Franceschini. Che poi aggiunge: «Ho visto la foto dei lavoratori del Penny felici sotto il cartello che indica l’allungamento dell’orario. Capisco che è giusto andare incontro a chi dà lavoro, ma così è eccessivo. A proposito di Unieuro capisco pure che un settore come quello dell’elettronica non può cullarsi sugli allori. Nonostante questo però il primo maggio è giusto non lavorare. La proclamazione dello sciopero serve anche a dare la possibilità ai lavoratori di Penny e Unieuro di non lavorare ed essere tutelati».

La Cgil non farà azioni di protesta come quella di due anni fa davanti a Stefan. Più probabile che invece le metta in piedi il sindacato di base Usb. «Non abbiamo ancora organizzato niente ma l’anno scorso il presidio da Stefan fu estemporaneo e può darsi che replicheremo davanti al Penny - spiega Diego Perez -. 25 aprile, primo maggio, 2 giugno sono le tre festività laiche che ci restano e dovrebbero essere di festa per tutti i servizi non essenziali».

Giulio Corsi

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di Redazione web