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Kutufà prosciolto: la Procura fiorentina ricorre in Cassazione
LIVORNO. Sembrava tutto finito, almeno dal punto di vista penale, sia per l’ex assessore all’Ambiente Rocco Garufo che per il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, e per il ragioniere capo...
LIVORNO. Sembrava tutto finito, almeno dal punto di vista penale, sia per l’ex assessore all’Ambiente Rocco Garufo che per il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, e per il ragioniere capo Alberto Bartalucci. Invece, ieri mattina, un atto della Procura generale di Firenze è arrivato come una tegola sulla testa del presidente: il sostituto procuratore Giancarlo Ferrucci ha impugnato in Cassazione la sentenza di proscioglimento di Kutufà e Bartalucci dall’accusa di omessa denuncia, pronunciata a gennaio dal Gup Beatrice Dani.
Facciamo un passo indietro. Tutto ruota attorno a quei 41mila euro spesi tra il 2007 e il 2008 per la connessione Internet del computer di Garufo. Scoperto il danno in bolletta, l’ex assessore si era impegnato a restituire 500 euro al mese all’ente, ma arrivato a 5.100 euro aveva smesso. Kutufà aveva quindi fatto denuncia alla Corte dei Conti. Pensando di aver assolto così al proprio dovere. Dopo quattro anni di indagini, Garufo - accusato di peculato e falso - è stato assolto «perché il fatto non sussiste». I suoi legali sono riusciti a dimostrare, attraverso una serie di accertamenti tecnici, un «controllo non tempestivo e nessuna raccomandazione da parte della Provincia» e, soprattutto, un contratto per la connessione «sconveniente».
Kutufà e Bartalucci sono stati prosciolti dall’accusa di omessa denuncia: gli inquirenti sostenevano che avrebbero dovuto segnalare il fatto non solo alla Corte dei Conti, ma anche alla Procura. Passaggio in punta di diritto, che ora viene riaperto dalla Procura fiorentina: Ferrucci ha impugnato sia il proscioglimento di Kutufà che quello di Bartalucci, sostenendo ancora una volta che la segnalazione alla Corte dei Conti non sarebbe stata sufficiente. Starà alla Cassazione dire se il ricorso è fondato o mweno. La pena è di poche centinaia di euro, ma non sono certo queste a innervosire Kutufà, che ieri, in consiglio, appariva molto amareggiato. «Francamente – ripete – credevo che la vicenda fosse stata chiusa con una sentenza chiara e netta, dopo anni di indagini e valutazioni approfondite. Questa ulteriore coda mi sorprende». Altra cosa resta il procedimento aperto dalla Corte dei Conti per valutare eventuali danni erariali e responsabilità rispetto alla scelta delle tariffe. (j.g.)
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