Gioco
Alleati sulle “porte” per salvare il porto
Livorno e Pisa: stop ai dispetti, altolà all’insabbiamento della Darsena. Gallanti: “Vasca” più alta per fare subito gli escavi
LIVORNO. Quella striscia d'acqua fra lo Scolmatore e la Darsena Toscana – senza nome e larga una trentina di metri – è quel che resta del Canale dei Navicelli: c'era prima dello Scolmatore (che è del ’66) e prima della Darsena (che è del ’73). Lo costruirono i Medici a fine Cinquecento, prima ancora di firmare le Livornine e tenere a battesimo la nostra città. È lì che Livorno e Pisa o si accapigliano o si alleano: ieri hanno celebrato le ragioni dello «stare in squadra insieme» schierando l'Authority livornese (con il presidente Giuliano Gallanti, il segretario generale Massimo Provinciali e il dirigente Giovanni Motta) in tandem con la società pubblica pisana Navicelli (col presidente Giovandomenico Caridi).
In concreto, non si tratta altro se non di far tornare a funzionare le porte vinciane: cioè una coppia di grossi “sportel- li” che, praticamente sotto il ponte levatoio della strada per il Calambrone, regolano il flusso delle acque dallo Scolmatore verso la Darsena Toscana. Di recente in tilt per via dell'urto di una nave che aveva messo ko il giunto subacqueo attorno al quale ruota il meccanismo di apertura/chiusura, ma di fatto spalancate da anni.
Il tris di Gallanti
Ma per il presidentissimo dell’Authority le “porte” sono «il primo asso di un tris». E gli altri due? L’uno: è vicina l’uscita del nostro porto dal freezer in cui l’aveva cacciato l’inserirmento nei siti di bonifica di interesse nazionale (mai arrivati soldi ma solo vincoli, e questo ha ingarbugliato qualsiasi iter e paralizzato ogni intervento). L’altro: alzando i bordi della Vasca di Colmata già esistente (e quasi piena) si avrà un po’ di posto per sversare i fanghi e perciò, per poter fare i dragaggi, non bisognerà attendere la predisposizione della Vasca-bis («comunque la prima parte sarà pronta nell’estate del prossimo anno e i progetti per l’escavo di Molo Italia lato nord e Darsena Toscana sono ok già ora»).
Nell’attesa che diventi realtà quel che sta nero su bianco nel Piano operativo triennale dell’Authority, non resta che tornare in quest’angolino della mappa del porto: in mezzo alla selva di ponti apribili, l’uno accanto all’altro, concentrati in appena 95 metri fra Scolmatore e Darsena. Nessuno lo conosce, spesso neanche fra i politici. Eppure è così fondamentale per i sistemi economici delle due città. Da un lato, Livorno vuol tenerle chiuse perché qualsiasi foto aerea mostra che la foce insabbiata dello Scolmatore (e il canale trasversale che abbasa il fondale a meno tre metri in quel tratto) fa “svoltare” verso la Darsena Toscana i fanghi trasportati dalla corrente, insabbiando il “cuore” del porto: 28mila metri cubi annui, cioè 70 centimetri di pescaggio in meno (e dunque una limitazione al carico delle portacontainer). Dall’altro, Pisa vuol tenerle aperte perché da lì per raggiungere il mare (o i cantieri Azimut) passano gli yacht dell’importante distretto industriale nautico pisano.
Il miracolo
Come ce l’hanno fatta a mettersi d'accordo livornesi e pisani? La partita l'hanno giocata un genovese (Gallanti), un calabrese (Caridi) e un romano (Provinciali), anche se l'operatività era in mano all'ing. Motta che è bipartisan (origini labroniche, casa a Pisa e lavoro a Livorno). Il presidente della Provincia Giorgio Kutufà canta vittoria: è l’attuazione dell’accordo «anche da me fortemente voluto» per «avviare a soluzione il problema dell’insabbiamento del porto».
Ben venga il feeling d’amorosi sensi. Ma ricominciare a guardarsi di cagnesco però sarebbe semplicissimo: appena rimessa in funzione l’apparecchiatura e magnificata la collaborazione, ecco un curioso siparietto. Va in scena quando c’è da chiarire se, al termine della cerimonia-sopralluogo, le “porte” sarebbero rimaste aperte o le avrebbero chiuse: l'Authority diceva che ormai la riattivazione era cosa fatta e dunque si dovevano chiudere, la Navicelli spa a puntualizzare che quello di ieri è solo un test sperimentale e bisogna aspettare l'arrivo della draga per essere sicuri che il meccanismo delle porte non si possa bloccare chiudendole. La draga arriverà nelle prossime ore: chiusura rinviata (solo) di un giorno o due...
Dieci mesi di attesa
L’intesa era stata firmata nel luglio scorso: quanta attesa per renderla operativa. Per capire come mai basta alzare un po’ lo sguardo. Tutt’attorno, nello spazio: lo Scolmatore è una riga che divide due scenari di sviluppo tanto vicini quanto differenti (a nord il turismo balneare nelle ex colonie e il parco regionale, a sud il porto e il polo petrolchimico fra Eni, Doc, Costiero Gas, Toscopetrol). Ma lo sguardo va alzato anche all’indietro, nel tempo: nel gennaio 2012 la delegazione livornese non esita a piantare una grana nel momento di firmare, in una cerimonia pubblica con il governatore Rossi, l’intesa il cui testo è stato corretto nel punto-chiave con un blitz della delegazione pisana un’ora prima.
Per quadrare il cerchio le due città hanno fatto saltare anche i confini geografici: le “chiavi” per aprire e chiudere le porte vinciane le hanno in mano i pisani della Navicelli spa, benché si sia in territorio livornese. L’Authority ha appaltato (tramite gara) alla draga della società Sales la ripulitura dei fondali davanti alle porte vinciane perché nessun inciampo le blocchi e la Navicelli pagherà gli interventi extra a Palazzo Rosciano (che intanto userà la draga in altre zone del porto). Farcela, si può: perfino fra livornesi e pisani. Anche perché i confini li hanno già fatti saltare imprese e lavoratori: le ditte livornesi e gli addetti livornesi non stanno certo a guardare i campanilismi quando c’era da trovare lavoro e sviluppo.
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