Gioco
L’alba del jazz targata Livorno
Oggi (martedì) viene presentato il libro di Maurizio Mini e Andrea Pellegrini che va alla scoperta dell’inedita storia del jazz nella nostra città: appuntamento alle 17,30 alla Bottega del Caffè
LIVORNO. «Che il jazz sia nato a Livorno? E' il dubbio che sorge leggendo questo libro appassionato e ricco di documentazione, il cui primo pregio è farci rendere conto quanto sia ristretta e angusta la visione storica che abbiamo del jazz e della diffusione delle musiche afroamericane». Parte da qui il musicologo Stefano Zenni, direttore artistico di Torino Jazz Festival (e docente alla New York University a Firenze, oltre che in vari conservatori), per disegnare un volto della nostra città tanto straordinario quanto poco conosciuto. A illuminarlo è il libro scritto da Maurizio Mini e Andrea Pellegrini (con il contributo di Silvia Pierini) per le edizioni Erasmo dal titolo “Livorno, dalla musica americana al jazz. La storia, le storie”. Viene presentato oggi (martedì 23), ore 17,30, alla Bottega del Caffè di viale Caprera 35: fa parte del cartellone dell'International Jazz Day promossi dal Comitato Unesco Jazz Day e Clap Jazz.
Tutto nasce per via di un (doppio) incontro casuale di Mini: quello con Pellegrini, un musicista che per la propria tesi si è occupato del jazz targato Livorno; quello con la lapide di Rodrigo Petri al cimitero dei Lupi. Racconta che, morto di tubercolosi a Amsterdam, a vent’anni aveva lasciato Livorno per andare nel cuore d’Europa a caccia di un sogno: abitava in Venezia ed era un facchino, in Olanda era «musicista e corista». Praticamente negli stessi anni in cui Amedeo Modigliani fa la valigia e abbandona Livorno per scegliere Parigi...
La storia del jazz si incrocia con quella di Livorno negli anni in cui la nostra città diventa il “Decimo Porto” e finisce per rappresentare uno degli snodi-chiave della logistica dell’esercito a stelle e strisce nel Sud Europa: la presenza di quelle migliaia di americani è una calamita per il sound che arriva dall’altra sponda dell’Atlantico. Ma sbaglia chi immagina che le contaminazioni sia arrivate solo con il dopoguerra: la storia dei legami commerciali del porto di Livorno con gli Usa è vecchia quasi quanto l’America di George Washington.
Il libro edito da Erasmo consente di mettersi sulle tracce dei destini incrociati di tanti musicisti livornesi che con Di Piramo condivisero quell'avventura: come il fratello Sirio; come Potito Simone (primo trombone nell'orchestra del Teatro dell'Opera di Livorno). Come la Repetti Jazz Band, una delle più interessanti fra le orchestrine che a cavallo fra l'avvento del fascismo e l'avventura coloniale in Africa caretterizzeranno la scena labronica fra Grand Hotel Palazzo e club militari, terme liberty e feste negli stabilimenti balneari, teatri e circoli dopolavoristici: la dirigeva Giovanni Repetti (che al tempo stesso era maestro di cappella in cattedrale e direttore dell'orchestra di mandolini), vi suonerà poi anche il figlio Stefano (alla batteria). Anche se la star è probabilmente l'Orchestra diretta da Otello Bacci, straordinaria figura di uomo di spettacolo: sarà la sua band ad accompagnare, a guerra appena finita, il concerto livornese della signora del jazz Ella Fitzgerald così come la storica eseibizione di Frank Sinatra in una piazza Magenta strapienissima di soldati americani.
La storia potrebbe continuare a lungo: fra Piero Giorgetti, contrabbassista di Carosone, il gruppo di Pete Villa e del calzolaio di Ardenza, la dynasty musicale dei Pellegrini-Vianesi. Ma ci vorrebbe un libro: quello di Mini e Pellegrini, appunto.
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