Toscana
In orbita sulla Soyuz due esperimenti high tech della livornese Kayser
Due esperimenti sulla microgravità in orbita messi a punto dall’azienda aerospaziale livornese Kayser sono stati lanciati nello spazio dal cosmodromo russo di Baikonur: l’uno riguarda i materiali a “memoria di forma” per creare super-molle spaziali leggerissime, l’altro mira a testare i dosimetri anti-radiazioni realizzati con sottilissimi strati di diamante
LIVORNO. Dal cosmodromo russo di Baikonur è stato lanciato un doppio esperimento di biologia per iniziativa dell'azienda aerospaziale livornese Kayser della famiglia Zolesi: si tratta del progetto Ribes – a bordo della navicella Bion-M1 in orbita grazie al vettore Soyuz-2 – che rientra in una collaborazione industriale italo-russa per incrementare le opportunità relative a voli dedicati a test di microgravità in campo fisico e biotecnologico.
Il primo esperimento si chiama "Foam2" ed è condotto dalla prof. Loredana Santo (Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Università di Roma Tor Vergata): ha a che vedere con le schiume epossidiche a “memoria di forma”, cioè materiali in grado di “ricordarsi” di configurarsi secondo una particolare disposizione in presenza del verificarsi di certe condizioni. La Kayser sta studiandone la fattibilità di utilizzo per costruire strutture composite polifunzionali. In questo caso al centro dell'attenzione – viene spiegato dal quartier generale dell'azienda che ha il quartier generale all'ex Barcas – è un «materiale plastico che resta inerte e malleabile a temperatura ambiente ma se viene riscaldato a 120 gradi diventa una molla, così da poter sostituire molle di acciaio che pesano sette volte di più, e dunque rappresentare una innovazione nella tecnologia aerospaziale».
L'altro esperimento è chiamato “Diaspace2” ed è seguito dal dott. Antonio De Sio (Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università di Firenze): è previsto l'uso di film di diamante policristallino come dosimetri per applicazioni spaziali. A cominciare dalla misurazione delle dosi di radiazioni che bersagliano gli astronauti nello spazio. Ma – viene precisato – i sensori composto da un sottilissimo strato di diamante «potrà servire sulla Terra per misurare ad esempio le radiazioni assorbite in una centrale nucleare dagli addetti agli impianti o da quelle del personale che opera in medicina nucleare».
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