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Livorno

Il titolare della Teco «Mai fatto affari in modo irregolare»

Il titolare della Teco «Mai fatto affari in modo irregolare»

Lo sfogo di Francesco Pini dopo il blitz della municipale «Sono stato io a denunciare tutto, così mi fanno chiudere»

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LIVORNO. «In questi anni ho chiamato più volte i vigili urbani per segnalare tutte queste auto abbandonate lungo la strada, ma nessuno mi ha mai dato ascolto. Mi dicevano che non c’erano soldi per portarle via. Poi è bastato che il giornale pubblicasse le foto ed è scoppiato il putiferio: stamattina è anche venuta la polizia a controllare il furgone. Per quello che mi riguarda sono perfettamente in regola: non ho mai lavorato con queste persone e la merce che ho esportato in Africa è accompagnata da regolare fattura. Il problema è che tutta questa confusione intorno alla nostra azienda rischia di compromettere il nostro lavoro, in un momento in cui ce n’è poco una cosa del genere rischia di compromettere tutto».

Sono da poco passate le 14,30 e Francesco Pini, titolare della Teco Logistic è ancora in azienda. È lui che risponde al telefono dopo una mattinata passata a mostrare documenti e rispondere alle domande del nucleo di polizia giudiziaria dei vigili urbani.

«Per quello che ci hanno detto - spiega - nessuno di noi è indagato. Gli agenti ci hanno chiesto conto di alcune fatture e ho subito chiamato lo spedizioniere che ha fatto il servizio per averle. Comunque voglio che una cosa sia chiara: con questo giro di auto noi non ci entriamo niente. Tanto per cominciare questi veicoli, per quanto ne so, erano destinati alla Nigeria, paese che noi non serviamo, a differenza del Senegal con il quale lavoriamo abitualmente».

Dalla sua azienda il titolare della Teco ha avuto una visione privilegiata rispetto all’andirivieni di veicoli che venivano accumulati lungo via della Ferrovia.

«Da due, forse tre anni a questa parte è stato un continuo. Le macchine arrivano senza targa, alcune vengono smontate, poi arriva un carro-attrezzi e porta via gli scheletri. I pezzi, invece, non so dove vengono spediti, forse in Liguria, magari al porto di Genova per poi essere imbarcati e diretti verso la Nigeria. Credo che sia un modo per aggirare la normativa che impone il trasporto della auto entro cinque anni dalla radiazione dall’albo del pubblico registro».

Federico Lazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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