Il Tirreno

Livorno

i nuovi vertici di confesercenti

«Muoiono i negozi storici abbassate la tassazione»

«Muoiono i negozi storici abbassate la tassazione»

LIVORNO. «Allentare subito la pressione fiscale o le nostre imprese moriranno». Lo chiedono a gran voce i vertici di Confesercenti, che ieri mattina - dopo 9 assemblee comunali con circa 300...

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LIVORNO. «Allentare subito la pressione fiscale o le nostre imprese moriranno». Lo chiedono a gran voce i vertici di Confesercenti, che ieri mattina - dopo 9 assemblee comunali con circa 300 partecipanti - hanno presentato i nuovi organismi dirigenti dell’associazione, con 107 nuovi eletti.

Un’associazione, sottolinea il direttore Alessandro Ciapini, «che negli ultimi quattro anni è tornata ad essere una e provinciale, dopo 19 anni di divisioni». Sul tavolo di Ciapini e del presidente provinciale Anna Landini (alla guida del comunale c’è, invece, Maristella Calgaro) ci sono gli ultimi dati di Unioncamere: in sostanza dicono che a Livorno la vendita al dettaglio complessivamente ha retto meglio che nel resto della regione (siamo a -5,4% contro, ad esempio, il -9% di Lucca e il -6,3% della media toscana), ma alcuni settori sono calati a picco, come specializzati alimentari (-8,3%) e prodotti per la casa (-13,3%).

«In questo momento – interviene Ciapini – è strategico, per non dire vitale, rilanciare il consumo e abbassare la pressione fiscale. Tra giugno e luglio per le nostre imprese sarà un bagno di sangue...». La confesercenti chiede a tutti i livelli di governo e a tutti i partiti di «ridefinire i paramenti della Tares, togliere l’Imu sugli immobili strumentali, ridurre l’Irap, scongiurare l’innalzamento di un punto percentuale d’Iva a luglio, creare condizioni di sviluppo per i giovani che vogliono investire».

«La ripresa – riprende il direttore – passa da qui. A Livorno stanno chiudendo tante piccole attività storiche: al loro posto nascono attività-scommessa che in molti casi hanno bancabilità e affidabilità inferiori. Senza contare l’omologazione dei centri cittadini e gli affitti dei fondi che, anche a Livorno, sono alle stelle».

Il rischio che i fondi per la cassa integrazione in deroga siano arrivati al capolinea fa tremare anche il mondo del commercio: «Se l’economia non riparte, la paura è di vedere da parte dei lavoratori clamorosi gesti di protesta».

Per il nostro territorio le richieste sono precise. Le aveva già elencate Landini nel corso dell’assemblea elettiva: «Ci sono almeno tre priorità – aveva detto – portualità, turismo e commercio. Il primo in quanto volano per lo sviluppo di un ampio indotto che darebbe respiro a numerose imprese e non solo della provincia di Livorno. Il secondo perché, come dimostrano i dati delle Camere di Commercio, è il settore che nonostante la crisi è riuscito meglio di altri a resistere. Il terzo perché, anche nella nostra provincia come nel resto d’Italia, le piccole e medie imprese, specie quelle del commercio, rappresentano il cuore pulsante dell'economia e invece stanno subendo i drammatici effetti non solo della crisi, ma anche di tutta una serie di variabili sulle quali bisogna intervenire: contrazione del credito, impennata della tassazione, riduzione del potere di acquisto di larghissime fasce della popolazione».

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di Redazione web