Il Tirreno

Livorno

Il tetto della chiesa di Valle Benedetta rischia il crollo

di Roberto Riu
Il tetto della chiesa di Valle Benedetta rischia il crollo

E un’enorme crepa si è alzata dal pavimento al soffitto Allarme del parroco don Cristian, ma mancano i fondi

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LIVORNO. Crepe nei muri ed infiltrazioni d'acqua piovana dal tetto stanno affliggendo la seicentesca chiesa di Valle Benedetta, intitolata a San Giovanni Gualberto, che costituisce il fulcro della più vasta parrocchia della diocesi livornese, ma pure la più elevata (almeno 320 metri di altitudine) e la meno popolosa (circa 300 persone).

Dall'ottobre scorso la parrocchia è guidata dal giovane don Cristian Leonardelli, un sacerdote originario della Val di Non, nel Trentino, già viceparroco di San Pio X ed a Castiglioncello, che si è messo subito di buona lena per rimettere in sesto l'antica chiesa adagiata in mezzo alle Colline Livornesi, oltre a rivitalizzare l'attività pastorale (catechesi, etc.).

Ed è proprio don Cristian a mostrarci le ferite più evidenti che il tempo ha inferto all'edificio sacro ed ai suoi annessi: a partire dalla sacrestia ad arrivare all’abitazione del parroco.

In diverse zone del soffitto dell'intero complesso affiorano infatti vasti segni di infiltrazione d'acqua piovana. Durante la Seconda Guerra Mondiale, sull'altura si trovava una postazione tedesca e nel 1944, al passaggio del fronte, la chiesa e la parte conventuale ebbero il tetto colpito dall'artiglieria americana rendendo necessaria la sua quasi completa sostituzione.

Solo che a distanza di settant'anni il tetto ormai non tiene più ed il nuovo parroco, sotto l'egida della Soprintendenza e con l'aiuto della diocesi e di contributi volontari, sta ora cercando di ripristinarlo per quanto possibile in economia: diverse parti sono già state riparate, ma molto resta ancora da fare. Un'altra fonte di preoccupazione è poi costituita dalle lunghe crepe che si sono aperte ai lati della chiesa, praticamente dal pavimento al soffitto, all'altezza del confessionale, sulla sinistra, e dell'altare dedicato a San Felice, all'estremità destra del transetto. La crepa sulla sinistra ha addirittura interessato la parete della cappellina adiacente che mostra un evidente rigonfiamento. «Per il momento – spiega don Cristian – un ingegnere è stato incaricato di monitorare l'andamento delle lesioni con l'applicazione di vetrini e si provvederà inoltre a compiere un'indagine geologica del sottosuolo, dopo di che si valuterà come intervenire».

Innalzata nel 1692, insieme al monastero, per iniziativa di padre Colombino Bassi la chiesa fu intitolata a San Giovanni Gualberto, fondatore della Congregazione benedettina dei Vallombrosani. Nel costruire il complesso monastico rivestì un ruolo rilevante il mercante olandese di origine tedesca Giovanni Antonio Huygens, che contribuì pure alla realizzazione della strada che porta in cima al colle, mentre suo figlio Filippo eresse nei dintorni tre mulini a vento per la macinazione delle granaglie. Impiantata a croce latina la chiesa ha gli interni in stile barocco e reca all'altare maggiore un grande crocifisso opera dello scultore di Carlo II di Spagna, mentre ai suoi lati si trovavano due ampie tele ispirate alla vita di San Giovanni Gualberto: entrambe le tele, così come tutte le altre che adornavano la chiesa, sono andate perdute, forse prelevate all'atto della soppressione, in epoca napoleonica, dell'Ordine Camaldolese, proprietario del monastero dal 1780 al 1808, quando il complesso passò poi al clero secolare. Al loro posto si trovano ora diverse opere di artisti contemporanei (Alfredo Mainardi, Osvaldo Peruzzi, Voltolino Fontani, etc.) pervenute alla chiesa sin dagli anni '70 grazie al Cenacolo della Valle Benedetta fondato da Pietro Monteverde.

Roberto Riu

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