La manifestazione
E c’è chi fa la doccia in Comune
Cresce il disagio: nei corridoi di Palazzo Civico è un via vai di persone che chiedono casa e lavoro
LIVORNO. Tre quarantenni aspettano fuori dalla porta «perché siamo in lista per la casa popolare e vogliamo sapere quando toccherà a noi». Altri due sono nel corridoio, con mogli e figli al seguito: loro la casa l’hanno persa e dicono di non sapere dove andare. Poi c’è il via vai di chi non trova lavoro e di chi ha paura di perderlo: anche dipendenti di società partecipate, come la Labronica Corse Cavalli in liquidazione (i lavoratori sono accampati sotto al Comune da settimane), o dipendenti di realtà che fino a pochi mesi fa sembravano in una botte di ferro (vedi la vicenda della ditta Bellabarba).
La fila nel corridoio si allunga giorno dopo giorno. Sembra di stare alle poste. O alla Caritas. Invece siamo in Comune. La povertà che cresce in strada si misura anche qui, nelle sale di Palazzo Civico, dove il numero di persone che aspettano fuori dalla porta del sindaco o degli assessori in cerca di aiuto è lievitato.
Vale nei giorni di colloquio, vale quando c’è consiglio comunale, vale quando l’ufficiale giudiziario bussa alla porta di qualche famiglia che poi trascina la valigia sui divanetti al primo piano, accanto alla sala del consiglio. «Ma non ci sto a dare l’immagine di una città affossata – ha ripetuto più volte ai giornalisti il sindaco Cosimi – anche voi andate a vedere cosa fanno, ad esempio, al polo Dialog, dove hanno assunto un sacco di giovani ingegneri...».
Resta il fatto che ogni giorno in molti raggiungono il Comune come fosse l’unico approdo o l’ultima spiaggia, dipende dai punti di vista. Fino a qualche tempo fa arrivavano soprattutto livornesi e stranieri in cerca di casa e lavoro. Spesso con richieste impossibili, perché magari Palazzo Civico non ha né i mezzi né le responsabilità e le competenze per dare una risposta positiva.
Ma da qualche giorno sta accadendo qualcosa che non si era mai visto: c’è chi raggiunge il bagno al piano terra con l’asciugamano in borsa e dopo una pseudo doccia lascia il Palazzo per tornare in auto o in qualche alloggio di fortuna. Succede intorno alle 18-18.30, prima che le porte del municipio si chiudano. Un segnale preoccupante del disagio che cresce.
I dipendenti lo hanno riferito ai vertici della macchina amministrativa e politica. Così è tornato in discussione il progetto che era stato messo in stand by in attesa di capire quanto sarà allentato il Patto di Stabilità e quanto il Comune potrà spendere dei soldi che ha in cassa. In discussione c’è l’ipotesi di creare un “filtro” all’entrata, un po’ come avviene al Comune di Firenze: in sostanza l’ingresso dei dipendenti sarebbe distinto da quello degli altri cittadini, che potrebbero sempre accedere liberamente alla struttura nei giorni del consiglio comunale (che è pubblico) e di apertura degli uffici. Per il resto gli addetti ai lavori sarebbero chiamati a gestire le entrate in sicurezza, controllando gli eventuali appuntamenti...(j.g.)
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