Il Tirreno

Livorno

incarichi, lotte e passioni

Dinora la ragazza-coraggio

Dalla laurea in matematica alle battaglie per i diritti civili

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LIVORNO. Non è una di troppe parole, Dinora Mambrini. Ma quando c’è da mettere qualche puntino sulle ì o aprire discussioni fuori e dentro il partito, su temi anche scomodi, non si tira indietro. Classe 1984, è laureata in matematica e guida i Giovani Democratici livornesi. È membro della segreteria regionale, che le ha affidato la delega in bioetica e diritti civili. Piddina del circolo di Fabbricotti, è stata eletta in consiglio comunale nel 2009 e presiede la commissione che si occupa di cultura, turismo e sport.

Una lunga lista di incarichi che però non dice, da sola, chi è Dinora. Gli amici e i colleghi la descrivono come un «giovane talento introverso, sensibile, coraggioso e impegnato, anche troppo...». Sicuramente non è un talento improvvisato. Da studentessa del Cecioni, nel ’99 ha chiuso il secondo anno del Brocca con quattro dieci in pagella: latino, storia, geografia, matematica-informatica. Poi, in quarta, ancora eccellenze in inglese, biologia e matematica, con la partecipazione alle olimpiadi dei numeri.

Poi il teatro, al Vertigo e al Grattacielo, insieme a Claudio Marmugi e a Michele Crestacci. All’inizio sale sul palco soprattutto per combattere la sua infinita timidezza, alla fine scopre una passione: recita anche in vernacolo e fa l’aiuto regista. Nel 2012, al Grattacielo, è fra i protagonisti dei match di improvvisazione. In questi giorni è impegnata con la compagnia Piccolo Teatro nel comico “No Funeral No Party”.

Il debutto in politica arriva nel 2004, appena ventenne, nella lista dei Repubblicani Europei. Nel 2007, alle primarie Pd che incoronano Veltroni, è nella lista per Rosy Bindi. La fiducia della segreteria regionale dei Gd arriva nel 2009. Stesso anno in cui entra in consiglio comunale con 178 voti. Il suo è un exploit non preventivato: i giovani la sostengono con 9mila lettere.

Fuori e dentro il partito è conosciuta per la sua battaglia, senza sosta, per i diritti civili. Tanto che qualche volta, proprio lei che è cresciuta fra la pastorale giovanile e la parrocchia del Rosario, è entrata in rotta di collisione col vescovo. Come quando è stata prima firmataria della proposta Pd sul testamento biologico e ha spiegato il perché in un appassionato intervento in consiglio comunale.

Poi la battaglia per il software libero, contro l’affollamento nelle carceri, contro il femminicidio. Nel libro “Italia, ce la puoi fare”, curato da Marco Bani e Dario Nardella (con prefazione di Enzo Cheli, ex vicepresidente della Corte Costituzionale) ha scritto il capitolo sulle pari opportunità. Ma il suo pallino fisso sono i giovani, con quei piccoli grandi problemi – la precarietà degli affetti, la precarietà del lavoro – che anche lei, da giovane, vive ogni giorno. Tra sabato e domenica si è inventata il progetto “ImPosta la ProPosta” ed è andata alla Terrazza a intervistare i suoi coetanei: «Inventiamoci un modo per risolvere i problemi e ricostruirci il futuro», ha ripetuto.

L’ex assessore Mauro Grassi racconta su Facebook di averla incontrata pochi giorni fa. Anche a lui ha chiesto delle sorti del Caprilli e dei lavoratori. Poi la politica. «Abbiamo convenuto – scrive Grassi – che era il tempo che, specialmente i più giovani, si facessero avanti, senza rete, riscoprendo la voglia di criticare il mondo che c'è e di sognare un mondo nuovo. Non sei sola Dinora. Un abbraccio».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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