Gioco
Cda di Coop Italia: non fu appropriazione
Il giudice per le indagini preliminari ha sciolto la riserva dopo la denuncia di due acquirenti
LIVORNO. Il consiglio di amministrazione di Coop Italia, la società cooperativa edilizia che tra le altre possiede cantieri aperti in via Donnini e sugli Scali delle Macine, non si è appropriato in modo illecito dei circa 400mila euro che due acquirenti hanno versato nelle casse delle cooperativa per l’avanzamento lavori di due abitazioni.
È questa la decisione del giudice per indagini preliminari Gioacchino Trovato che nei giorni scorsi ha sciolto la riserva sull’opposizione all’archiviazione presentata dal legale delle due donne, l’avvocato Angela Galli.
«Il giudice - spiega - ha sposato la tesi che era alla base della richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero, vale a dire che si tratti di una controversia civile. Tesi questa che abbiamo sempre contestato presentando ipotesi e precedenti sui quali si poteva lavorare».
A far scattare l'indagine della Procura, alla fine di ottobre dello scorso anno, la querela presentata da due signore che hanno acquistato due degli appartamenti che la società ha costruito in via Donnini.
«La sparizione di tutti i denari versati alla coop Italia a stato di avanzamento dei lavori, denari evidentemente utilizzati altrimenti» era la tesi di chi ha presentato denuncia.
Per questo nel registro degli indagati con l’accusa di appropriazione indebita erano finiti il presidente della Coop Mauro Mannelli e quattro componenti del consiglio di amministrazione Paolo Ceccherini, Salvatore Buscaino, Luciano Topi e Pietro Bray .
«Il pubblico ministero Luca Masini - spiega il legale della cooperativa, l'avvocato Franco Balestrieri -, aveva già motivato la sua decisione di archiviare, sostenendo che si tratta di una questione civilistica, il giudice è arrivato alla medesima conclusione e questo toglie qualsiasi ombra sulle persone rimaste coinvolte nell’indagine».
In ambito civilistico, invece, il mese scorso il tribunale di Livorno ha accettato la richiesta di concordato: la società ha debiti per circa 18 milioni di euro ma proprietà che coprono il cratere fiscale. Il tribunale ha così nominato un commissario giudiziario, Yuri Scardigli, che ha convocato tutti i creditori.
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