Il Tirreno

Livorno

«Abbiamo speso così i soldi incassati con l’Imu»

di Alessandro Guarducci

L’assessore Nebbiai: sono stati garantiti tutti i servizi senza aumentare le tariffe Poi ricorda che nel 2012 l’amministrazione ha avuto 2 milioni in meno di entrate

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LIVORNO. Lo scorso anno i livornesi hanno pagato un conto molto salato per l’imposta sulla prima casa: l’aliquota Imu fissata al 5,6 per mille dall’amministrazione comunale (dopo una prima ipotesi addirittura del 5,8) è stata infatti la seconda più pesante della Toscana - dopo Siena - e la quinta in Italia.

Un record di cui avremmo fatto volentieri a meno, ma oggi l’assessore al bilancio Valter Nebbiai spiega che il sacrificio sopportato dai livornesi non è stato affatto inutile. «Il ripristino dell’Imu sull’abitazione principale - afferma - ha comportato per il nostro Comune un aumento del gettito di 15.357.634, a fronte però di un taglio dei trasferimenti statali di 17.285.807 euro. Quindi l’operazione messa in campo dal governo ha determinato una minore entrata nelle nostre casse di quasi due milioni di euro, per la precisione di 1.928.273 euro. Nonostante questo, siamo riusciti a garantire i servizi pubblici senza nessun taglio e senza aumentare l’importo delle tariffe, il tutto grazie a economie di bilancio che ci hanno permesso di coprire le minori entrate dello Stato».

Resta il fatto che i livornesi sono stati tra i più tartassati nel pagamento dell’Imu. Non era proprio possibile abbassare almeno un po’ questa imposta? «Tutto è possibile in teoria - prosegue Nebbiai - e non è un segreto che il sindaco volesse applicare al massimo l’aliquota del 5,2 per mille. Però, nella pratica, alla diminuzione di ogni 0,1 sarebbe corrisposto il taglio di un servizio. E non credo proprio che questo avrebbe migliorato la condizione dei livornesi, anzi...

«Ad ogni punto percentuale - prosegue - corrispondono infatti poco più di cinquecentomila euro: possiamo anche ridurre l’aliquota dello 0,4 e portarla così al 5 netto, diminuendo il gettito di 2 milioni di euro, basta però capire che a quel punto non saremo più in grado di finanziare il Teatro Goldoni (1.500.000 euro all’anno) e il Mercato Centrale (560.000 euro). E’ tutta una questione di scelte». E a questo riguardo. l’assessore al bilancio fa una serie di esempi di coperture finanziarie compiute nel 2012 da parte dell’amministrazione, che non sarebbero state possibili in presenza di un gettito Imu più basso. «Noi non abbiamo aumentato di un centesimo le rette degli asili nido - dichiara - un servizio che l’anno scorso è costato 5.600.000 euro, dei quali il Comune si è fatto carico per il 69,30% grazie a un contributo di 3.900.000 euro. Lo stesso discorso vale per altri settori: i livornesi spesso si sono lamentati quando sono stati chiusi alcuni spazi culturali, ma dal sistema dei musei cittadini, che ha un costo di 956mila euro, l’anno scorso abbiamo incassato 46mila euro: 910mile li ha dovuti mettere il Comune. Quindi il conto è presto fatto: in presenza dei tagli dei finanziamenti da parte dello Stato, se si diminuiscono i tributi abbiamo solo due scelte: o si tagliano i servizi o si aumentano le tariffe a carico dei cittadini».

Ma il 2013 cosa porterà ai contribuenti livornesi? La risposta è ancora avvolta dall’incertezza. «Non siamo ancora in grado di sapere se potremo garantire gli stessi standard nei servizi - conclude Nebbiai - perchè solo a fine maggio sapremo a quanto ammonteranno i trasferimenti da parte dello Stato, a cominciare dal ristoro dell’Imu. Per ora posso dire che nel rendiconto 2012 c’è un avanzo di cassa di circa 9 milioni di euro: speriamo che ci sia un allentamento del patto di stabilità, in modo tale da poterli utilizzare in parte per le spese in conto capitale».

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