Il Tirreno

Livorno

«In Paradiso giochi in serie A» I quattro “miracoli” del Moro

di Federico Lazzotti

Prima la messa in Duomo, poi l’intitolazione della gradinata del Picchi al giocatore In 500 hanno voluto esserci. Il presidente della Lega: «La tua storia deve essere un monito»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Il Moro, un anno dopo, è rimasto in tante cose. È nelle lacrime di Mido Bimbi, monumento del Livorno calcio che a quasi 90 anni piange, seduto nella seconda fila di panche dentro a un Duomo gremito e commosso. È nella signora Liana che con il capello fatto di fresco sta in fila sotto al sole aspettando che gli steward aprano i cancelli per permetterle di guardare la targa che è stata dedicata a Piermario Morosini sotto la gradinata dell’Armando Picchi.

È in tutti quelli che oggi, come Bruno, indossano una maglia bianca con scritto in amaranto “25”, il suo numero. È nei ragazzini delle giovanili: hanno la tuta della società e seduti sui gradini di marmo della navata laterale ascoltano il vescovo Simone Giusti ripetere che «l’unico modo per sconfiggere la morte è con l’amore». È in quelli che urlano «nei nostri cuori, Piermario nei nostri cuori» e sventolano uno striscione con la faccia del Mario, ragazzo bergamasco morto di calcio a soli 25 anni, che ride.

È nel principe delle reti Igor Protti che senza dire niente a nessuno si mescola in mezzo ai tifosi e quasi si imbarazza quando l’addetto stampa del Livorno lo invita ad unirsi alla cerimonia. «Sono qui come semplice spettatore», risponde l’ex capitano prima di abbracciare mister Nicola e uscire dallo stadio.

È nel giorno del ricordo che ti accorgi che Piermario Morosini, andandosene in quel modo, ha fatto per il calcio quello che nel calcio non era ancora riuscito a fare. «Sono un gregario», ripeteva lui da giocatore. Ora è diventato un’icona. Un simbolo buono in uno sport afflitto dalle malattie.

«Caro Piermario, il tuo Livorno sta per salire in serie A, tu già ci sei e probabilmente ti hanno già messo a fare la squadra del Paradiso», ha detto il vescovo all’inizio della messa sulle note del “Dolce sentire”.

Un viaggio con gli angeli senza dubbio meritato, perché di miracoli sportivi al Moro ne vanno riconosciuti almeno quattro negli ultimi 365 giorni.

Il primo lo hanno raccontato i suoi compagni di squadra in un lunga lettera pubblicata sabato dal Tirreno. «Ci hai insegnato che è meraviglioso lottare per qualcosa nonostante tutto, che sorridere, amare e rispettare le persone che ti stanno intorno sono gli unici modi che abbiamo per ingannare la morte».

Ecco perché l’ombra di Morosini sulla cavalcata degli amaranto verso la promozione sembra qualcosa di più di una semplice casualità ma una lezione che in soli due mesi l’ex compagno è riuscito a trasmettere all’ossatura della squadra che a sua volta lo ha inculcato a chi è arrivato in estate.

Il secondo è nel disegno di legge approvato all’indomani della scomparsa del centrocampista da parte del Governo Monti e che obbliga tutti gli impianti sportivi ad avere un defibrillatore e soprattutto personale capace di saperlo usare per intervenire in caso in un cui il cuore di un atleta si metta a fare i capricci. «Un ricordo che ci vede tutti presenti - dice il presidente di Lega Andrea Abodi - ma anche un monito e impegno perché quello che è successo a lui non accada più».

Nella categoria “non odiare il prossimo tuo”, vanno invece archiviati gli ultimi due miracoli. Del primo, a distanza di un anno dai funerali ne è rimasto piacevolmente stupito anche il sindaco Alessandro Cosimi che ha raccontato l’aneddoto poco prima di svelare la targa con la quale è stata intitolata la gradinata dello stadio a Morosini.

«Il giorno dei funerali - ammette il sindaco - eravamo un po’ preoccupati di andare a Bergamo». Alla storica rivalità politica tra le due squadre, nella stagione 2007/2008, una sconfitta allo stadio Atleti azzurri d’Italia con strascico di polemiche costò al Livorno la serie A. Da quel giorno le due tifoserie non se le erano certo mandate a dire. Esce il feretro del giocatore dalla chiesa di Monterosso, quartiere nel quale era nato “il Mario” ed in prima fila nel corteo funebre ci sono i capo ultrà di Livorno e Atalanta. «Sono tornati anche oggi e ci fa piacere averli qui», dice dei rivali sportivi Cosimi.

Se non bastasse questo per dire quanto il dolore più è profondo, tanto più unisce, ecco che anche il Pisa poche ore dopo la fine delle cerimonie di commemorazione ricorda il giocatore amaranto.

Il club nerazzurro, poco prima dell'inizio del derby di LegaPro contro il Viareggio, ha fatto esporre ai raccattapalle uno striscione con la scritta “Ciao Piermario” mentre lo speaker dello stadio spiegava il motivo dell'iniziativa. Lo stadio ha risposto con un applauso. Lo striscione è stato poi appeso alla balaustra della curva Nord, quella degli gli ultras del Pisa. Adesso che un anno è passato il vero delitto sarebbe dimenticare le 500 facce del Moro.

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web