Attenzione
Strade ko per le frane e nessuno le ripara
Cercasi rattoppo disperatamente: spesso l’intervento si limita a mettere un segnale di pericolo per evitare guai legali
LIVORNO. Sulla strada per la Valle Benedetta, la provinciale n. 5, una frana si è portata con un morso quasi metà della carreggiata: i pezzettoni d’asfalto sono ancora laggiù nella scarpata. Oggi compie due anni esatti esatti la segnalazione del lettore Graziano Sangiorgi che denunciava la mancata riparazione della strada. Ma un intervento c’è stato: un bel guardrail che ora fa una assurda gobba in mezzo alla striscia d’asfalto dimezzandone l’ampiezza (e subito dietro c’è la rete plastificata arancione). È come ammettere: la rimetteremo a posto se e quando potremo...
Colpa, inutile dirlo, del fatto che non ci sono quattrini nei forzieri pubblici per via dei tagli choc alla finanza locale. Colpa anche dell’incerto destino delle Province: si sa solo che è finito nel freezer il duello fra Livorno e Pisa per il capoluogo ma non è chiaro di quale morte debbano morire (e nel dubbio, comunque, è meglio sforbiciare impegni di spesa e tutto quanto sia tosabile). Risultato: in questi casi sembra che l’intervento si limiti a predisporre qualcosa giusto per evitare lo strascico di indennizzi da pagare in caso di incidenti.
Era accaduto così anche sul viale Boccaccio o sul viale Risorgimento, dove la palina con la freccia aggira-ostacolo ha campeggiato a lungo, anzi a lunghissimo. Idem adesso a Montenero: nel tratto di salita fra la Fonte del Penitente e le scuole c’è una voragine di poche decine di centimetri di diametro (“protetta” dall’immancabile segnale di pericolo). Ma la “madre” di tutte le voragini è sulla superstrada Fi-Pi-Li all’inizio del viadotto direttissimo in Darsena Toscana. Sta per iniziare la quinta estate in cui dovremo cavarcela con un rattoppo provvisorio mai così definitivo: di una arteria che ha ceduto appena cinque anni dopo l’inaugurazione. Nemmeno l’aula mariana ci ha messo così poco a fare patatrac...
«Direi che sono tre anni buoni che aspettiamo la sistemazione della strada», raccontano gli abitanti di Valle Benedetta. «Senza contare – aggiunge Gino Niccolai, uno dei residenti – che un po’ più in là c’è un accumulo abusivo di cemento amianto: l’abbiamo segnalato da due mesi. Ma inutilmente».
Dall’altra parte della collina, a neanche 800 metri in linea d’aria, ecco il quartier generale della Kayser all’ex Barcas sulla provinciale per il Gabbro. A cento metri dallo stabilimento, un’altra frana. Solo che stavolta la carreggiata non è precipitata giù di sotto: semmai il terreno della collina è “scivolato” sotto l’asfalto e adesso fa una gobba alta almeno 70 centimetri che,fra dosso e avvallamento, mette sulle “montagne russe” auto e moto in transito. «Il problema è stato segnalato agli uffici competenti – avverte David Zolesi, ingegnere dell’azienda aerospaziale – e anche i sindacati dei lavoratori hanno richiamato l’attenzione sul pericolo. È vero che la Provincia ha messo la segnaletica per avvertire di andare più piano ma in quella zona c’è anche chi preme un po’ troppo sull’acceleratore perché pensa che la strada sia libera e, in quel tratto, credo ci sia spazio per passare solo a senso unico alternato».
E dagli abitanti del Gabbro arriva la segnalazione che quella frana «è lì addirittura dal 2009»: c’è stato un andirivieni di lettere fra residenti e istituzioni per indicare il progressivo aggravamento della situazione, forse causato da infiltrazioni dell’acqua che scende giù dalla collina fino al riscelletto che corre al di là della strada. «Ma – è questa l’accusa ripetuta a più riprese – per intervenire aspettano che capiti qualche incidente grave? E se davvero c’entra qualche problema di tenuta idrogeologica, diteci per quale motivo i cittadini devono pagare i consorzi di bonifica...».
Ma non è questo l’unico cedimento: salendo di un chilometro verso Gabbro, l’asfalto presenta avvallamenti; se invece si scende verso Livorno, prima di raggiungere la città, si incrocia un altro tratto di strada smangiucchiata.
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