Gioco
Le lacrime e lo sfogo delle famiglie truffate
Case mai finite a Ghiaccione, parlano le vittime: «Soldi investiti a vuoto Abbiamo vissuto l’inferno, ma ora vediamo una lucina in fondo al tunnel»
LIVORNO. Lacrime di speranza dopo tanto dolore. Le famiglie vittime della maxitruffa delle case a Ghiaccione tirano un piccolo sospiro di sollievo. La svolta nelle indagini, con gli ultimi sequestri di immobili, oltre agli arresti, fanno sperare in una soluzione in tempi ragionevoli di tutta la vicenda che ha visto coinvolte 15 famiglie. «Abbiamo vissuto l’inferno, ma ora vediamo una lucina in fondo al tunnel - dice Marco Nocchi, uno dei proprietari delle case mai finite, che parla a nome di un gruppo di truffati - Non sappiamo che tempi ci saranno per finire le nostre case, però siamo ottimisti: le nostre abitazioni, quella mia e quella di mio figlio, sono già fatte per l’80 %. Manca poco... Noi non vogliamo vendetta, ma solo giustizia».
Il quadro dell’inchiesta penale si sta delineando passo dopo passo. A indagare sono i carabinieri, coordinati dal pm Luca Masini. E con gli investigatori le vittime hanno collaborato attivamente sin dai primi giorni. «La Cerrai ai domiciliari è disperata? Be’ noi lo siamo da 4 anni - si sfogano i Nocchi - Viviamo in 5 in un appartamento di 50 metri quadri insieme a un bimbo di neanche due anni. Fanno presto la Cerrai e Attilio Petrillo a lamentarsi dei domiciliari e del carcere. Eppure tutti li hanno visti girare in città con auto di lusso, sfoggiando un tenore di vita elevato. Quelle case, invece, in cui noi abbiamo investito i risparmi della vita non solo nostra, ma anche dei nostri genitori, non sono mai state ultimate. La mia famiglia ha consegnato per queste abitazioni 355mila euro. Gli altri ci hanno messo 200mila euro circa a testa». La famiglia Nocchi, per poter far fronte all’investimento sui nuovi appartamenti, ha venduto anche l’appartamento alla Scopaia in cui vivevano Marco e sua moglie Donatella. Tra le altre famiglie coinvolte c’è chi s’è dovuto trasferire in Sicilia per motivi di lavoro non avendo più soldi a disposizione e chi da anni paga l’affitto. Senza contare che quasi tutte le famiglie stanno pagando canoni per tenere i mobili nei container.
Una truffa da oltre tre milioni di euro che gira intorno alla ditta Carolina, fallita, che secondo i carabinieri aveva accumulato debiti attraverso i soldi presi dai clienti e tramite i prestiti fatti in banca. Il complesso a Ghiaccione, formato da dieci appartamenti, era stato inoltre ipotecato per circa un milione e mezzo di euro. Giovedì l’inchiesta è giunta a una svolta: in manette sono finiti gli imprenditori Attilio Petrillo, 48 anni, Nicola Pagliuca, 54, Simona Cerrai, 45, Letizia Luci, 54. Gli uomini sono in carcere e le donne ai domiciliari. Le accuse verso Petrillo, Pagliuca e Luci sono truffa, bancarotta (la ditta Carolina è fallita ) e falso. Alla Cerrai invece viene contestato il reimpiego del denaro di provenienza illecita in altre attività (reato fattispecie dei riciclaggio). I carabinieri nel corso dell’inchiesta hanno sequestrato dei beni riconducibili alla stessa imprenditrice Cerrai: una casa in via dei Pelaghi, una villa in provincia di Reggio Emilia, assegni, polizze e conti correnti, che sono ancora all’analisi degli investigatori. La Cerrai inoltre aveva aperto un’ottica omonima in via Marradi, già sequestrata dai carabinieri. Gli indagati sono 8, anche se gli investigatori stanno analizzando anche una nona posizione di un broker di Bologna.
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