Il Tirreno

Livorno

«Lavoriamo per il sorriso, così ci rovinano»

«Lavoriamo per il sorriso, così ci rovinano»

Il proprietario Francesco Zerbino: avrei preferito un mese in carcere, ora ripartire sarà dura

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LIVORNO. «Noi lavoriamo con il sorriso e per il sorriso, ma in questo modo il sorriso rischiano di farcelo scomparire dalla faccia».

“Lo Zerbo”, come tutti nel mondo della notte conoscono Francesco Zerbino, 33 anni, ha la faccia di chi non sa se riuscirà a rialzarsi dopo la chiusura per due settimane della sua Villa.

«Nonostante la crisi - ricorda - alcuni anni fa ho comprato un’attività, mi sono messo in gioco, cerco di lavorare bene, di creare qualcosa di positivo. Ma ho delle spese fisse: il mutuo da pagare, 3mila euro di Siae al mese, l’Iva, i fornitori, i dipendenti. Ma ho deciso di essere in regola con tutto e questo costa fatica. Ora senza gli incassi di queste due settimane non so come farò a rimanere a galla. Ai carabinieri che mi hanno notificato la sospensione della licenza ho detto: al posto di chiudere posso andare in carcere? Mi hanno risposto che non è possibile».

Dei tre fogli firmati dal Questore Marcello Cardona dopo averli letti dieci, venti, cento volte, conosce il contenuto a memoria. «Parla dell’aggressione a Dell’Agnello. In quella occasione noi siamo stati i primi a collaborare con le forze dell’ordine per individuare chi lo avesse picchiato. Ma quella sera la vittima se n’è andato senza dire niente, solo in un secondo momento ci hanno avvisato». Ai carabinieri Zerbino ha chiesto spiegazioni e con il suo avvocato lunedì presenterà un ricorso - come prevede la normativa - al tribunale amministrativo.

«Mi hanno detto che il provvedimento non è contro di me ma contro i clienti che in questo modo non sapranno più dove andare. Questa è una cazzata: la discoteca è un contenitore che salva tutti. In questo modo si sfogheranno altrove e ci sarà un peggioramento della situazione. Quello che le forze dell’ordine non hanno capito è che noi e loro siamo dalla stesa parte. Ai ragazzi dico di non drogarsi e bere con moderazione, ma poi non è colpa mia se vanno al market e con due euro prendono una bottiglia di vodka e se la scolano. Poi è ovvio che su 500 uno fa confusione, ma a quel non devo chiamare polizia o carabinieri perché altrimenti segnano l’intervento e mi fanno chiudere». Tra gli episodi sospetti ce n’è uno che il proprietario della Villa non ha dimenticato. «Un paio di settimane fa, non abbiamo fatto entrare un ragazzo perché era agitato. Dopo cinque minuti è arrivato il padre: era delle forze dell’ordine. E il figlio andando via gridava: vi faccio chiudere».

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di Redazione web