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Gramigni: vi spiego perché io voto il pensatore comunista
LIVORNO. «Voto Gramsci»: parola di Massimo Gramigni, al timone (con Claudio Bertini) di Prg, che gestirà il PalaLivorno con Leg e Tre Erre Communications. Lo dice rivendicando sia l’idea di...
LIVORNO. «Voto Gramsci»: parola di Massimo Gramigni, al timone (con Claudio Bertini) di Prg, che gestirà il PalaLivorno con Leg e Tre Erre Communications. Lo dice rivendicando sia l’idea di coinvolgere la città nella scelta del nome sia la decisione di non puntare su uno sponsor («una comunità è assai di più delle merci che consuma»). E, di fronte a un polo di grande rilievo, «fanno sorridere i commenti di chi rimarcando la non livornesità di qualcuno pare sottointendendere un minor titolo ad intervenire».
Gramigni segnala l’opportunità di onorare, «come spesso si fa con la toponomastica»: o Modì («un grande artista livornese, che purtroppo la città non aveva saputo riconoscere in vita») o Gramsci («la cui storia per me rappresenta bene l'insieme di valori che riteniamo fondanti»).
Perché Gramigni tifa Gramsci? 1) «Penso che ancora oggi non si possa essere indifferenti»; 2) «Ancora adesso ritengo che occorra "istruirsi perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza"; 3) in tempi lontani scriveva che voleva una scuola in grado di formare lo studente "come persona capace di pensare, di studiare, di dirigere o di controllare chi dirige"»; 4) «Al fascismo che lo aveva rinchiuso in galera per impedirgli di pensare, rispose negli anni passati in cella scrivendo le sue riflessioni su quei quaderni che ancora oggi sono oggetto di studio», tali da farne «il pensatore italiano del '900 più tradotto nel mondo».
L’imprenditore fiorentinosa bene che «a molti Gramsci ricorda un periodo passato, una iconografia un po' sbiadita di un tempo in cui nella giusta battaglia per i diritti di tutti c'è stato chi opportunisticamente ne ha appprofittato per dimenticarsi dei suoi doveri». Ma il PalaLivorno – afferma – non è a costoro che parlerà bensì a chi si riconosce nelle parole scritte da Gramsci nel 1916: «Quando accadono grandi sventure storiche occorre chiedersi: "se avessi anch'io fatto il mio dovere di uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?". Sembrano scritte ieri: per questo voto Gramsci».
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