Gioco
«Livorno si rinnovi prendendo a esempio la scelta della Chiesa»
Luca Collodi dirige il canale italiano dell’emittente Serve uno scatto, come è stata la scelta di Francesco
LIVORNO. «Dite che è cambiato tutto nella Chiesa nelle ultime settimane? In realtà, c'è una linea sottile che collega il pontefice attuale al suo predecessore. Tutto parte da lì: dal gesto straordinario di Benedetto XVI che, facendo un passo indietro, ha scompaginato ogni previsione». Luca Collodi, 52 anni, è caporedattore a Radio Vaticana e responsabile del canale italiano: parlando da livornese “emigrato” invita la sua città a prendere esempio da quel che è accaduto all'ombra del Cupolone per darsi uno scossone: sembra «essersi ripiegata su se stessa». Lo dice parlando da livornese in trasferta («sono sempre molto legato alla mia città, torno abbastanza spesso: so bene che è un "vizio" di tanti di noi livornesi che per tanti motivi siamo andati a vivere altrove»).
Questi 1500 pellegrini sono un record. Inaspettati per Livorno.
«Inaspettati per chi ha in mente un certo cliché di Livorno. Questi 1500 livornesi in San Pietro sono un giacimento per la città: di valori e di umanità».
Una sorta di “stadio mobile” ma versione papa-boys anziché curva amaranto…
«Ma è un “tifo” bello. Alla comunità civica livornese, quella che sta lontano dai campanili ma non per questo ha meno a cuore il bene della città, suggerirei di contare di più su questo patrimonio umano. Anche se…».
Cosa c'è dietro questo “anche se”?
«Parlo da qui, può darsi che mi sfugga qualcosa. Ma ho come l'impressione che la “mia” Livorno adesso si sia rannicchiata su se stessa».
Tradotto?
«Che si sia incaponita a guardarsi l'ombelico e i guai dell'oggi. Senza avere il coraggio, la sfrontatezza, la speranza di alzare gli occhi e pensare un po' più in grande. Al di là delle appartenenze e dei tornaconti personali. Quanto di straordinario sta accadendo alla Chiesa potrebbe essere di stimolo a chi sta in politica: a Livorno come a Roma. Ma bisogna essere disposti a fare quel passo indietro che può liberare energie. E aprire una nuova stagione: il materiale umano c'è».
Lei immagina per Livorno una sorta di operazione simile a quella che ha portato papa Francesco ai vertici della Chiesa. La Chiesa che è uscita dall'angolo riprofilando il proprio identikit con un nuovo pontefice che va incontro alla gente…
«Non è un restyling d'immagine, è una grande avventura nel segno della fede. A cominciare dalla decisione di papa Ratzinger di mettere la Chiesa nelle mani di Dio: questa coraggiosa fiducia in Cristo, cos'è se non la dimostrazione di credere che la Chiesa non è fatta solo da azioni di uomini?».
Ma alla fine si è arreso…
«Al contrario: il gesto di Benedetto XVI sono espressione di una grande fede e, al tempo stesso, sono un forte atto di governo della Chiesa. Quel che stiamo vivendo oggi nasce da lì. Difficile da capire in termini esclusivamente umani ma è stato il segno che, come pensa chi è credente, c'è qualcos'altro che muove la storia della Chiesa. I giornalisti, gli analisti, i commentatori non sono riusciti a prevedere niente di quel che è avvenuto: eppure non ho visto un rigo di riflessione».
Nei Palazzi vaticani cosa si avverte di quest'ondata di novità che papa Bergoglio sembra aver portato agli occhi dell'opinione pubblica anche fuori dal recinto ecclesiale?
«Credo che la storia della Chiesa abbia un respiro talmente lungo che mi sembra improprio usare categorie utili per vicende solo umane, compresa quella di cambiamento. Anche perché, a dire il vero, io ribalterei il concetto: forse l'opinione pubblica non l'ha ancora avvertito ma dal punto di vista della bussola dottrinale io vedo continuità fra i due pontefici».
Ma su cosa?
«Per dirne una: sulla lotta contro i casi di pedofilia. La linea dura di papa Ratzinger è stata confermata da papa Bergoglio».
Non vorrà negare che agli occhi della gente comune le differenze siano ben visibili.
«È ovvio, ciascuno ha il proprio carattere, ciascuno ha alle spalle la cultura del mondo dal quale proviene: l'uno ha messo l'accento sulla profondità di pensiero, l'altro sul rapporto immediato con la gente. Prima del conclave, quante volte ho sentito ironizzare sul fatto che il nuovo governo della Chiesa sarebbe stato deciso da anziani cardinali. Eppure si sono dimostrati molto “giovani” nello spirito».
Come se lo spiega?
«Perché ciascuno si è posto il problema del bene comune, di come dare alla Chiesa una guida efficace. Anche a costo di rinunce sul piano personale, anche a costo di fare un passo indietro: non è forse questo che ha consentito alla Chiesa di attraversare una storia lunga due millenni?».
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