Gioco
Il vescovo: a papa Francesco Livorno la racconterò così
«Casa e lavoro, le emergenze sociali: ecco cosa facciamo per dare una mano» Poca gente alla messa ma forte legame con la Madonna di Montenero
LIVORNO. La religiosità dei livornesi ha una infinità di facce, spesso l'una in contraddizione con l'altra. Da un lato, emergono «ancora tanti segni di appartenenza alla comunità cristiana»: basti dire che «la stragrande maggioranza delle famiglie sceglie l'ora di religione per i propri figli alla scuola pubblica» e che le firme per l'8xmille alla Chiesa Cattolica «sono nella media nazionale». Sull'altro piatto della bilancia, scopriamo «il calo del numero dei bambini battezzati» così come di «quello dei matrimoni e dei funerali religiosi».
«Ecco cosa racconterò di Livorno cattolica a papa Francesco»: lo mette nero su bianco il vescovo Simone Giusti in una lunghissima lettera aperta sul sito web del Tirreno.it. Oggi sarà il monsignore-architetto pisano mandato a Livorno da papa Ratzinger a guidare la Chiesa livornese nel pellegrinaggio in San Pietro per l'udienza di papa Bergoglio. E venerdì mattina è in agenda il faccia a faccia con papa Francesco in cui monsignor Giusti relazionerà su come vanno le cose nella diocesi dal punto di vista della fede: è la visita “ad limina Petri” che il responsabile di ogni diocesi rende al pontefice ogni 5 anni. In realtà, stavolta sono sei, visto che la volta precedente Livorno si è presentata in Vaticano nella primavera 2007 con monsignor Razzauti in qualità di reggente nell'interregno fra l'episcopato di Coletti e l'arrivo di Giusti.
È vero che la pratica religiosa della messa domenicale «è su livelli nettamente inferiori alla media nazionale» (secondo rilevamenti recenti indipendenti della facoltà di scienze politiche dell’università di Pisa «si attesta attorno al 12%»), ma – sottolinea il vescovo – al tempo stesso esiste una radicata religiosità popolare sotto il segno del «culto mariano verso la Madonna delle Grazie di Montenero, patrona della Toscana». Compreso il pellegrinaggio «guidato dal vescovo» ogni mese, salendo a piedi verso il santuario (e «con una buona partecipazione»).
Ma mons. Giusti mette l’accento anche sulla festa di santa Giulia, che unisce «anche l'intera comunità civile» e mira a fare della festa della patrona «un momento d'incontro e identificazione religiosa dell'intera popolazione cittadina».
Ma l’idea di Chiesa “targata” Livorno non è solo devozionale. Dito puntato contro gli effetti della crisi economica sulla vita quotidiana di tante persone: soprattutto in termini di casa e lavoro. Il vescovo annuncia che davanti al Papa presenterà il problema, ma senza limitarsi a denunciarlo: nella lettera-web insiste sugli interventi di solidarietà di una Chiesa che «ha fatto la scelta preferenziale dei poveri». E giù una lista che comprende aiuti concreti e appartamenti di appoggio per dare ospitalità a donne sole con figli, per favorire l’inserimento di famiglie rom nel tessuto sociale, per seguire gli ex detenuti e via dicendo. In elenco anche la fase 2 delle iniziative in cantiere: come la “casa dei mestieri” (per riqualificare chi ha perso un lavoro), come il centro diurno per indigenti, come la “casa” per padri soli, come l’accoglienza ai profughi.
La diocesi livornese è piccola: su quali risorse può contare in termini di braccia, di idee e di soldi? Il vescovo parla di una «buona presenza del laicato cattolico organizzato» (anche a fronte della «debolezza educativa» ancora in molte parrocchie). I preti hanno un’età media alta e il loro numero non è affatto eccezionale: ma, a giudizio di Giusti, è «sufficiente» a «avere un parroco per ogni comunità parrocchiale anche per le più disperse, le più piccole con 200 o 300 abitanti». Invece è «insufficiente» il numero delle parrocchie, soprattutto nelle nuove periferie: è forse il segno di una ripresa di attenzione alla riforma dell’articolazione territoriale che aveva contraddistinto i primi anni di Giusti con la creazione delle super-parrocchie.
IL TESTO COMPLETO
DEL VESCOVO GIUSTI
SU WWW.ILTIRRENO.IT
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