Il Tirreno

Livorno

«Troppe falsità, riaprite il processo»

«Troppe falsità, riaprite il processo»

Angelo Chessa ha perso i genitori nella tragedia del 1992: non riesco ad arrendermi all’ingiustizia

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LIVORNO. «Non mi arrendo perché in questi ventidue anni ho sentito tante di quelle cose false che non ce la faccio a mettere una pietra sopra a questa storia».

Oggi come la notte del 10 aprile del 1991 Angelo Chessa è a Milano, allora era uno studente di medicina, oggi è un chirurgo specializzato in ortopedia. Ma nonostante gli anni che sono passati dal giorno in cui ha perso il padre Ugo comandante del Moby Prince e la madre, non ha dimenticato. E come lui non lo ha fatto nemmeno suo fratello Luchino.

Soprattutto dopo aver letto tre anni fa le motivazioni con le quali la Procura di Livorno chiedeva l’archiviazione dell’inchiesta bis riaperta nel 2006.

«Occorre tornare al quesito di base - si legge - comprendere fino in fondo come sia possibile che personale di bordo ritenuto preparato, al comando di una nave dotata degli impianti per la sicurezza della navigazione secondo le regole in vigore all'epoca, possa avere così gravemente errato nella conduzione della nave». E ancora: «Come sia possibile che una collisione con una petroliera alla fonda, avvenuta a così poca distanza dal porto di Livorno abbia potuto avere così tragiche conseguenze».

Dunque si sarebbe trattato di un semplice «errore umano» di cui - secondo quello che è il codice della navigazione - avrebbe dovuto rispondere il capitano. È per sfatare questa che loro reputano un’ingiustizia alla memoria che tre anni fa hanno dato mandato ad uno studio privato di portare avanti una contro inchiesta.

«I nostri periti non hanno fatto altro - spiega Angelo - che mettere insieme i pezzi del puzzle che già c’erano. Cosa che chi era preposto a fare non ha fatto. Il problema è che dall’inizio delle indagini questo doveva essere solo un incidente. E per questo lo hanno fatto passare, era già tutto scritto. Nel primo processo - insiste - non a caso il presidente del Tribunale era quel Lamberti poi condannato per corruzione, mentre nel secondo procedimento la Procura ha scelto di avvalersi di un perito che aveva lavorato per Snam. E poi ci sono evidenti errori nella scelta degli indagati e dunque dei presunti responsabili. Possibile non aver mai indagato l’armatore?».

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