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Moby Prince, dopo 22 anni svelata la nave fantasma

di Federico Lazzotti
Moby Prince, dopo 22 anni svelata la nave fantasma

Perizia condotta da esperti consultati dal figlio del comandante del traghetto: la misteriosa Theresa è una delle navi militarizzate Usa che erano nella rada livornese e spuntano irregolarità sulla posizione della petroliera

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Ventidue anni dopo la tragica notte del 10 aprile 1991, il mistero della nave fantasma che abbandona la rada del porto di Livorno dopo la collisione tra la Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo, costata la vita a 140 persone a bordo del traghetto, sembra essere definitivamente svelato. Secondo una perizia condotta da esperti consultati dai figli del comandante del Moby Prince, la misteriosa Theresa che lascia traccia audio nelle registrazioni di quella notte è una delle navi militarizzate Usa che erano nella rada livornese.

Tutti gli audio: il documento integrale della contro perizia

«Dalle nostre comparazioni - spiega Gabriele Bardazza, l'esperto nominato da Angelo Chessa, figlio del comandante della Moby Prince - si evince che Theresa è il Gallant 2, una delle navi militarizzate che quella notte erano impegnate nel trasporto di armi presso la base di Camp Darby. Resta da capire il motivo per cui il comandante abbia ritenuto di non utilizzare via radio il proprio identificativo ma un nome in codice, come resta da spiegare il fatto che i periti del tribunale non si siano mai preoccupati di analizzare a fondo le registrazioni per chiarire chi fosse Theresa, nonostante nel processo di questa nave fantasma si sia parlato a lungo».

FOTO Le manate dei passeggeri sulle auto in garage

Il lavoro di Bardazza e dei suoi collaboratori, di cui proprio oggi riferisce il Corriere della Sera, mette a frutto, grazie alle nuove tecnologie a disposizione, ciò che negli atti processuali era già indicato da anni. Come una enorme lente di ingrandimento utilizzata per scovare dettagli finora inesplorati e che potrebbero gettare nuova luce sul più grande disastro della marineria italiana, a cominciare, conclude Bardazza, «dal punto in cui si trovava alla fonda la petroliera e che le stesse carte processuali collocano nel triangolo vietato all'ancoraggio e alla pesca, dimostrando che il traghetto le è finito addosso non durante la navigazione in uscita dal porto ma durante una rotta di rientro».

Poi c’è il giallo della nebbia che avrebbe diminuito la visibilità e che invece non sarebbe mai calata perché quella fu una notte limpida. Il racconto è contenuto in una lunga intervista pubblicata dal Corriere della Sera con il figlio del comandante del traghetto, Angelo Chessa che in collaborazione con un amico ingegnere sta cercando di ricostruire l’incidente di quella notte che è costato la vita anche a sua madre. L’inchiesta penale sulla strage è stata chiusa nel 2010 con un archiviazione. «Fu un errore umano», scrisse il pubblico ministero.

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