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Livorno

intrigo internazionale in porto

Marinai al verde, sigilli alla nave

Marinai al verde, sigilli alla nave

Il giudice ha dato l’ok alla partenza solo dopo il pagamento

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LIVORNO. Non riscuotevano lo stipendio dall’ottobre scorso, per questo i quattordici marinai della nave Oyster, un mercantile battente bandiera panamense, si sono rivolti al sindacato dei marittimi e al loro legale che ha chiesto e ottenuto il sequestro preventivo dell’imbarcazione fino a quando l’armatore non si è deciso a versare gli arretrati all’equipaggio.

Tutto è iniziato sabato 30 marzo quando il mercantile è entrato in porto e appena i marinai sono sbarcati hanno chiesto l’intervento del delegato sindacale raccontando a lui la loro storia. «L’armatore non ci paga da mesi nonostante le nostre sollecitazioni». L’unico modo per accelerare i tempi è stato dunque quello di chiedere al tribunale civile di Livorno, attraverso l’avvocato Bruno Neri, il sequestro del mezzo per una cifra di 100mila euro.

È stato il giudice del lavoro Francesca Sbrana, la stessa che ha dato l’ok per le cure staminali per la piccola Sofia, ad autorizzare il sequestro.

Per sei giorni l’imbarcazione è rimasta bloccata nel porto di Livorno mentre si susseguivano le telefonate tra l’armatore e i rappresentati sindacali. Da una parte le promesse dall’altra la necessità di vedersi riconoscere gli stipendi mai versati. Sabato mattina l’intrigo si è risolto con il versamento dei soldi al quale è seguito immediatamente il dissequestro del mercantile che ha poi lasciato Livorno per raggiungere la prossima destinazione.

«I soldi sono stati versati e così i marittimi hanno potuto girarli alle loro famiglie, in Turchia e Ucraina».

Il caso della Oyster è solo l’ultimo di una lunga serie. Nel luglio scorso, ben più lunga era stata l’odissea passata dall’equipaggio della Mersa 2. L’imbarcazione turca, infatti, dopo essersi incagliata al largo dell’isola d’Elba venne rimorchiata fino al porto di Livorno per le riparazioni.

Anche in quel caso finì con nave sequestrata a causa dei debiti dell’armatore nei confronti sia dell’equipaggio che di alcuni fornitori di servizi. Solo il 2 dicembre la Mersa 2 ha potuto lasciare Livorno.

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