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Livorno

Una targa per ricordare Gino Calderini

Una targa per ricordare Gino Calderini

Ieri la cerimonia al PalaLivorno a un anno dalla sua scomparsa: «Porteremo avanti i suoi valori»

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LIVORNO. “A Gino Calderini, che ha saputo sposare passione sportiva e senso civico, lasciando in noi il desiderio di coltivare le sue idee”, così è scritto sulla targa affissa sulla parete amaranto del Pala Livorno. «Non ho avuto modo di conoscere personalmente Calderini – spiega l’assessore Bertini – e me ne dispiaccio perché è stato un uomo importante nella scena sportiva cittadina e non solo».

A un anno dalla sua scomparsa, nella stessa settimana in cui sarebbe diventato nonno, in quello stesso PalaLivorno per la cui riapertura si era tanto battuto nella prospettiva di una alleanza con il Mandela Forum, resta da ieri un’insegna per non dimenticare un uomo che si è adoprato per la promozione dei valori dello sport, per la correttezza sportiva, che si è distinto non solo per le sue capacità di dirigente ma per quelle doti umane con cui ha reso onore alla bellezza dello sport, quello sano, quello di cui ci si innamora. Per il Coni è Carla Petroni a portare il saluto del presidente Sanso, il quale in una lettera alla famiglia lo ricorda per la sua umiltà con cui senza supponenza sapeva collaborare con tutti contribuendo a rendere il Coni provinciale un esempio di efficienza.

Gino, che in gioventù fu un buon calciatore, si è distinto nella scena sportiva cittadina per aver rigettato la logica che ciò che non rende non serve, interpretando i valori sportivi come educazione alla vita. «La targa è un gesto simbolico per rendere omaggio a chi ha lottato con il cuore per promuovere i valori positivi dello sport fra i giovani – lo ricorda il senatore Filippi – un uomo vero di sinistra, compagno nel senso più profondo del termine, che sempre ha cercato di valorizzare la dimensione educativa dello sport e non solo». Presidente prima dell’Uisp e poi del Coni, della Coppa Barontini, è stato ricordato da Giorgio Kutufà per la sua grande capacità di unire, per aver fatto della valorizzazione degli argomenti in comune, indipendentemente dalle differenze politiche, un punto di forza del suo operato. «Noi del Pala cercheremo di fare “ammodino” come ci ripeteva sempre – dice Gramigli del consorzio che gestisce il palace – portando avanti i valori del suo operato». Fra la commozione dei presenti, davanti alla famiglia la madre di Gino aiutata dall’assessore, ha tolto il drappo rosso dalla targa e sono stati applausi.

Giulia Mancini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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