Il Tirreno

Livorno

L’ANGOLO DEL MEDICO

Attenti a non sottovalutare le punture dei ragni

LIVORNO. Dopo il caso di Grosseto e quello in Valdera, ecco quello di Livorno : una persona che da una puntura di ragno, nel giro di poche ore, ha visto comparire una larga zona di rossore, gonfiore...

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Dopo il caso di Grosseto e quello in Valdera, ecco quello di Livorno : una persona che da una puntura di ragno, nel giro di poche ore, ha visto comparire una larga zona di rossore, gonfiore ed ulcera al braccio, insensibile a tante medicine e di cui oggi resta visibile una brutta cicatrice. È destinata dunque a crescere la preoccupazione per le punture dei ragni. In verità ci sono sempre state, dicono gli esperti. Certo meno conosciute di quelle di vespe, cignalini, calabroni ed altri insetti, anche sotto l’aspetto medico, non sono purtroppo rare e talora anche gravi.

Dalle nostre parti, tre sono le specie pericolose: il ragno volterrano, quello bruno o violino e quello domestico, che abbiamo importato dall’America. Secondo il virologo dell’Università di Milano, Fabrizio Pregliasco, dopo la puntura, nell’emergenza, come primo intervento c’è il ghiaccio per bloccare quanto possibile il diffondersi del veleno che predilige le vie nervose poi, a scanso sorprese, una sollecita valutazione in Pronto Soccorso. In talune situazioni possono insorgere disturbi di carattere generale come nausea, vomito, mal di testa, senso d’ improvvisa, profonda spossatezza. Come per tutti i veleni, più ci muoviamo, magari continuando a camminare, più rapidamente la tossina si diffonde. Quindi, là dove possibile, prudente è farsi accompagnare in ospedale anche se alla resa dei conti l’impossibilità a ricordare l’esatta causa o la tipologia dell’animale non facilita l’indicazione più precisa per idonee iniziative terapeutiche. Ecco quindi i colpevoli ed i loro meccanismi d’azione. Quello “bruno o “violino” agisce soprattutto di notte, provoca in sede locale bruciore, prurito, dolore, rossore, gonfiore. Compare successivamente una bolla, circondata da un’area scura, che aumenta di volume, si riempie di sangue, si ulcera. Va messo ghiaccio avvolto in un panno per proteggere la pelle. Più temibile è invece il pinzo del “volterrano”, della famiglia delle vedove nere: il veleno può avere grosse conseguenze se il soggetto fosse particolarmente allergico. Quello “domestico” è il più coraggioso e, per difesa, tende a mordere. La sua tossina è meno potente, pur provocando danni specificatamente alla pelle fino alla necrosi molto dolorose ed a lunga convalescenza.

Gian Ugo Berti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web