La protesta
Massoneria: Bianchi in corsa per diventare gran maestro
«A Livorno c’è stata una pulizia etnica del pluralismo» A Rimini riunita la gran loggia di Palazzo Giustiniani
LIVORNO. Massimo Bianchi, grembiulino e guanti bianchi in valigia, è a Rimini per la riunione annuale della gran loggia del Grande Oriente d'Italia, l’assemblea generale di quei massoni che fanno capo a Palazzo Giustiniani.
E' tra i candidati alla massima carica dell'istituzione - come i fratelli chiamano la loro organizzazione - visto che il gran maestro Gustavo Raffi è in scadenza. Ma Bianchi, con la sua tradizionale bonomia ci scherza su: «Come nei conclavi chi entra papa esce cardinale».
Però tutti dicono che proprio l'ex vicesindaco di Livorno - l'uomo che anche in anni difficili mai ha nascosto d'essere massone e ha mantenuto una cristallina militanza nel partito socialista anche quando tutti abbandonavano il craxismo in disfacimento - è tra le personalità in pole position per raggiungere il vertice della piramide organizzativa.
«Nella gran loggia - spiega Bianchi - non si parla delle nuove cariche, questo è un po' il parlamento della massoneria, discuteremo del bilancio e delle regole, ascolteremo la relazione del grande relatore sull'attualità e la vita delle'istituzione». Tutto vero, come altrettanto palese è che a gennaio si vota perché scade il terzo mandato di Raffi sul quale il giudizio è più che lusinghiero. «Si chiude - dice Bianchi - un periodo più che positivo: sono aumentate le presenze e l’età media si abbassa. Inoltre - aggiunge - nessun esponente della massoneria è stato raggiunto neanche da un avviso di garanzia, a testimonianza della specchiata moralità». Un giudizio che, assicurano , è condiviso in tutte e sette le logge livornesi. Su di esse, come in genere sulla massoneria, è comune vulgata che abbiano una forte influenza sulle vicende politiche e delle pubbliche amministrazioni. Massimo Bianchi smentisce seccamente: «Che la massoneria sia influente secondo logiche di potere è una bufala - taglia corto - e a Livorno ancor di più». In che senso? «Qui c’è stata una pulizia etnica del pluralismo, noi non abbiamo nessuno nei punti nodali della città. La morte del pluralismo a Livorno - aggiunge - è un fatto acclarato e costituisce un problema serio che i gruppi dirigenti della città dovrebbero affrontare soprattutto pensando alle nostre radici. Penso a garibaldi, Sgarallino, Lemmi, Orlando, Cassuto , tanto per fare qualche nome. Lo dico come cittadino - precisa Bianchi - perché la massoneria è rispettosa di tutti i poteri dello stato».
Dunque - a sentire il maestro venerabile concittadino - i massoni livornsei si occupano di «praticare un metodo di vita che dia l’esempio e prepari una schiera di uomini migliori».
Di più Bianchi preferisce non approfondire sulla sua città. Piuttosto si concentra sulle questioni che in queste ore si affrontano davanti all’Adriatico: «Dall’assemblea di Rimini mi aspetto che si confermi la nostra capacità di dare valori rimanendo fuori dai potentati della politica e dell’economia, del resto, delle candidature, ci sarà tempo».
La corsa è comunque iniziata: il novo gran maestro sarà eletto tra gennaio e febbraio del prossimo anno, quasi scontate almeno un paio di liste contrapposte, sedicimila votanti e grandi consultazioni anche con i fratelli di tutta Italia. «Ed io - non manca di ricordare Bianchi - ho 46 anni di appartenenza e per tre volte sono stato gran maestro aggiunto». Un modo neppure tanto velato per dire che ha tutte le carte in regola per partecipare a queste che somigliano tante a delle primarie con spadoni e compassi. E neppure c’è bisogno di un esegeta dell’esoterismo incappucciato per capire che la linea di estraneità ai grandi poteri economici e politici che professa Massimo Bianchi, sia in antitesi a quella praticata negli anni da un altro toscano: il giornalista Stefano Bisi, vicedirettore del Corriere di Siena da più parti indicato come contiguo al mondo del Monte dei Paschi di Mussari&C.
Anche Bisi è accreditato come in corsa per la direzione di palazzo Giustiniani ed è sua l’espressione «groviglio armonioso» per indicare il sistema vissuto all’ombra del Monte dei Paschi.
La partita è dunque aperta e lo sbocco finale impossibile da prevedere.
Il gran maestro Gustavo Raffi non manca di ripetere in tutte le occasioni che «dal tempio la politica deve restare fuori». Proprio il battere e ribattere su questo tasto segnala che la questione è tutt’altro che pacifica nella vasta platea che affolla il palazzo dei congressi di Rimini. Dietro le professioni di fraterna comunanza cova - come sempre in simili occasioni - una competizione che non esclude segrete alleanze e improvvisi cambi di fronte. Lo stesso gran maestro non è immune dagli strali al curaro: «Raffi - ripetono - è stato consulente del Montepaschi».
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