Toscana
Dal Comune manca un milione
Fermi a ottobre i pagamenti (a Cir) per la mensa delle scuole
LIVORNO. Non hanno smesso di squillare, ieri mattina, i telefoni di istituzioni e partito, soprattutto quelli del Pd. Al centro la cooperativa 8 Marzo che, come raccontato dal Tirreno, sta vivendo un momento particolare. La perdita del bando della Stazione marittima ha scatenato la reazione di alcuni soci e del sindacato: è così saltato fuori che i sindaci revisori non hanno certificato (rimandandolo all’assemblea) il bilancio del 2011 e che, pur facendo utili, la coop leader della ristorazione livornese ha esaurito tutti i risparmi (quasi 6 milioni dal 2008 a oggi).
Alcuni soci hanno riferito che il presidente, Luciano Francalacci, avrebbe iniziato a parlare, nelle varie assemblee, di ipotesi fusione (i nomi in campo sono quelli dei colossi emiliani Cir e Camst). Il presidente ha minimizzato, ammettendo però che per il futuro è in discussione, in tutta la Toscana, un’ipotesi di “unione delle forze”. E ha ammesso che c’è una crisi di liquidità legata al sistema degli appalti: «Gli enti pubblici pagano a 120 - 150 giorni. L’8 Marzo ha un debito con i suoi fornitori di 1.800.000 euro, ma vanta un credito di 4.700.000 con enti pubblici e clienti privati: almeno il 40% sono soldi che ci devono dare Comuni, Asl e Stato».
Uno degli appalti più grandi gestito dall’8 Marzo in Ati con Cir e Cooplat (per i servizi) è quello delle scuole livornesi: quanto deve dare il Comune alla coop? Di fatto è Cir (che è in maggioranza) a riscuotere i soldi da Palazzo Civico per poi girarli all’8 Marzo. I pagamenti a Cir - conferma l’assessore al bilancio, Valter Nebbiai - sono fermi a ottobre: fanno circa 500mila euro al mese, per un totale di 3milioni. Di questi, a quanto risulta, circa il 30% spetta all’8 Marzo, quindi quasi un milione. «Nel privato – prende la parola Nebbiai – pagare a 150-180 giorni è normale. Noi oggi riusciamo a pagare a 180 giorni, ci sono enti locali che arrivano a 360. Dobbiamo fare un’attenta analisi di cassa per il rispetto del Patto di Stabilità». «In ogni caso – riprende – non abbiamo mai avuto, salvo rare eccezioni, forti pressioni per i pagamenti. Qualora si fossero presentate difficoltà le banche avrebbero anticipato senza problemi le fatture».
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