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Livorno

«Trasferiti molti dei soci che si opposero al presidente»

«Trasferiti molti dei soci che si opposero al presidente»

LIVORNO. Dentro alla cooperativa 8 Marzo è scoppiata la guerra tra il presidente e una parte dei soci. Per capire il motivo bisogna correre indietro fino all’assemblea convocata lo scorso maggio,...

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LIVORNO. Dentro alla cooperativa 8 Marzo è scoppiata la guerra tra il presidente e una parte dei soci. Per capire il motivo bisogna correre indietro fino all’assemblea convocata lo scorso maggio, quando il collegio dei sindaci revisori aveva rimandato ai diretti interessati l’approvazione del bilancio 2011.

In quell’occasione - racconta il segretario della UilTucs, Giancarlo Guidi, insieme al collega Daniele Cerrai - 46 dei 119 soci avevano lasciato l’assemblea in polemica con il sistema di nomina del consiglio di amministrazione, che poi ha portato alla rielezione del presidente Luciano Francalacci. Un documento con una lunga lista di firme è finito anche sulla scrivania fiorentina della Lega delle Cooperative.

«Nei mesi successivi – sostengono ora dal sindacato che sta seguendo una ventina di lavoratori – molti di coloro che si erano pubblicamente opposti al presidente in quella occasione sono stati spostati. Qualcuno – dice Guidi – è passato dai punti di cottura Palma e Mimosa alla Stazione marittima, qualcun altro dalla Sosta all’ospedale, poi dalla Mimosa al Pascoli. Insomma, molti sono stati trasferiti in quelle realtà che oggi devono fare i conti con appalti scaduti o in scadenza. Un esempio sono le socie finite alla Stazione marittima».

«Impugneremo i trasferimenti attraverso i nostri legali – fa sapere il sindacalista – anche perché in alcuni casi sono stati fatti senza una logica di bilancio e hanno portato a un caricamento di costi nei punti cottura».

«In caso di perdita degli appalti – chiude – cercheremo di far sì che chi subentra si accolli il personale. Certo abbiamo difficoltà con i livelli lavorativi e quindi di retribuzione. E poi c’è il rischio di perdita delle quote sociali, che arrivano anche a 20mila euro».

Rischio che ammette anche Francalacci: in sostanza chi passa alla nuova ditta di appalto perderebbe il diritto alla quota sociale. «Ma abbiamo fatto ogni spostamento nel pieno rispetto della normativa», controbatte il presidente. «In alcuni casi – rivendica – abbiamo ascoltato le richieste dei lavoratori, in altri abbiamo fatto trasferimenti tecnici per rafforzare e rendere più operativi i punti cottura e ristoro. Ritorsioni? È assolutamente falso. Se vogliono impugnare i trasferimenti lo facciano ma, ripeto, ci siamo sempre mossi nelle regole». Il sindacato ha chiesto un incontro: la discussione continuerà al tavolo del presidente.

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