La manifestazione
Sovraffollato e fuorilegge È il Centro per l’impiego
La sede di via Marradi è provvisoria da un anno dopo i problemi alla Gherardesca Ora scadono i termini per il rinnovo della cassa integrazione e negli uffici è caos
LIVORNO. Immaginate di essere un operaio cui sta scadendo la cassa integrazione, o un disoccupato in cerca di lavoro. Pensate se alle preoccupazioni per il momento delicato che state affrontando doveste anche aggiungere lo stress per un servizio pubblico svolto in locali inadeguati, tra un'attesa nei corridoi affollati e il ricevimento in piccoli uffici, senza il rispetto della privacy e delle più elementari norme di sicurezza.
È quanto accade ai lavoratori di mezza provincia e agli stessi dipendenti che operano in condizioni critiche al Centro per l'impiego di Livorno, da oltre un anno trasferito al civico 116 di via Marradi per consentire la messa in sicurezza del complesso della Gherardesca, dove si erano registrati elevati livelli di radioattività da radon. Una soluzione temporanea, o almeno così sembrava nel marzo del 2012, quando gli uffici furono spostati nella palazzina in centro. Subito i lavoratori e i sindacati evidenziarono le perplessità per l'inadeguatezza dei locali. Da allora è passato un anno, ma ancora oggi non si intravedono soluzioni che possano dare risposte né ai lavoratori, né agli utenti.
In questi giorni migliaia di persone in tutta la Toscana devono fare i conti con la scadenza trimestrale della cassa integrazione in deroga e con la richiesta di rinnovo. Così tra ieri e oggi il Centro per l'impiego è stato preso d'assalto da circa 700 lavoratori di Livorno, Collesalvetti e Capraia. L'edificio non è però in grado di ospitare un pubblico di tali dimensioni, come testimonia il recente sopralluogo dei responsabili del servizio di prevenzione e protezione dell'amministrazione provinciale.
Capienza. Nel verbale del febbraio scorso si legge che «il numero massimo di utenti in attesa nell'atrio del piano terra è pari a 35 persone», mentre «il salone del primo piano prevede una capienza massima di 50 persone». Ieri ci sono state in media 80 persone al piano terra e altrettante al piano superiore. Non solo: decine di utenti in attesa del proprio turno hanno trovato posto lungo le scale, mentre altri hanno preferito aspettare all'esterno. La palazzina ha insomma ospitato oltre il doppio di persone rispetto al numero previsto.
Gli uffici. Le aree di lavoro al primo piano sono circa una ventina, ma di dimensioni ridotte. «Alcuni uffici - si legge nel verbale - presentano un numero di postazioni eccessive». Il consiglio di evitare affollamenti è il danno che si aggiunge alla beffa. In ogni ufficio ci sono in media tre postazioni, ma secondo la prescrizione le stanze potrebbero contenerne al massimo 5 e 2 scrivanie. Da qui il paradosso: dei tre addetti, solo due potrebbero lavorare, con il terzo costretto a incrociare le braccia, creando un disservizio (che moltiplicato per i 20 uffici sarebbe enorme).
Elevatore. La palazzina è dotata di una piattaforma elevatrice che dovrebbe permettere ai soggetti non deambulanti di raggiungere il primo piano in sicurezza. Il condizionale è d'obbligo, perché il macchinario, oltre a essere estremamente lento, necessita di controlli periodici che mancano da tempo. In alcuni punti la guaina di protezione dei cavi è assente. Altra particolarità: non si trova il libretto di manutenzione e d'uso dell'elevatore.
Scala antincendio. Nel salone al primo piano c'è una porta che conduce a una scala antincendio che non funziona. Il controsenso è presto spiegato: l'uscita esterna non ha i requisiti di “emergenza”, perché il passaggio in fondo alle scale è ostruito dalle recinzioni e da alcuni posti auto. La porta del salone ha inoltre due ante, di cui una è fissata in terra. Il verbale del sopralluogo consigliava «l'introduzione di un maniglione antipanico».
Segnaletica. I problemi non sono finiti: mancano gli estintori e la segnaletica delle uscite di emergenza; i cartelli indicanti il divieto di fumo sono assenti o non a norma, i corrimano delle scale pericolanti e i servizi igienici inadeguati. Che dire infine della privacy? Tra sale di attesa affollate e uffici angusti è facile immaginare l'imbarazzo di chi deve raccontare le proprie delicate vicende.
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