Il Tirreno

Livorno

«Senza Internet e l’archivio è altrove»

«Senza Internet e l’archivio è altrove»

La denuncia dei rappresentanti sindacali che dichiarano lo stato di agitazione: impossibile lavorare

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LIVORNO. Di fronte a una situazione insostenibile, i dipendenti del Centro per l'impiego hanno dichiarato lo stato di agitazione, dando mandato alle rappresentanze sindacali di tutelare le proprie condizioni di lavoro.

Condizioni che da un anno a questa parte hanno raggiunto un punto critico. «La sede di via Marradi presenta lacune che rendono impossibile svolgere al meglio l'attività del Centro - dicono in coro Massimo Lombardo (Cobas), Mauro Scalabrini (Cgil) e Paola Ganni (Rsu della Provincia) - ma l'amministrazione provinciale mantiene questa sistemazione paventando futuri lavori».

«La soluzione - precisa Scalabrini - da temporanea si è trasformata in permanente, a tutto svantaggio degli addetti del Centro e dell'utenza».

«Nel complesso della Gherardesca - gli fa eco Lombardo - trovano posto servizi che devono rispondere a un pubblico contenuto: perché non hanno trasferito quelle funzioni in via Marradi, mantenendo il Centro impiego in via Galilei?».

I lavoratori (8 dipendenti della Provincia più una trentina di unità legate a ditte appaltatrici) ce la mettono tutta per offrire un servizio accettabile. Ma la buona volontà del personale spesso si scontra con l'esasperazione di chi ha già i propri problemi a cui pensare e farebbe volentieri a meno di caos, code e ulteriore stress.

Come se non bastasse, la linea Adsl che serve la palazzina è difettosa. «In alcuni giorni - sottolinea Ganni - l'assenza di internet crea gravi contrattempi a personale e utenza».

«Per non parlare poi - aggiunge - del paradosso degli archivi del Centro, rimasti presso il palazzo della Gherardesca: i dipendenti sono costretti a recarsi in via Galilei, dando successivo appuntamento agli interessati».

Lombardo, Scalabrini e Ganni elogiano i lavoratori del Centro impiego: «Senza la loro passione i disservizi sarebbero ancora più grandi». «Se i dipendenti si fossero attenuti alle norme di sicurezza - concludono - avrebbero potuto astenersi dal lavorare. Invece, con grande senso di responsabilità, si sono rimboccati le maniche per sopperire ai problemi della struttura».
(g. c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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