Gioco
Pescatore muore a 39 anni tra le braccia dei parenti «Solcherai mari più grandi»
Il dramma il giorno di Pasqua in un appartamento di via Settembrini Lo strazio della vedova: ti voglio bene e mi manchi tanto
LIVORNO. Tutti quelli che gli hanno voluto bene e non sanno darsi una risposta, sperano che abbia ragione Gabriele quando dice che ora il “Grande Ricca” «potrà solcare mari molto più grandi».
Magari Riccardo Valente Colella, morto a 39 anni il giorno di Pasqua davanti alla mamma e alla sorella, si è davvero già imbarcato su un bel peschereccio e ha già trovato un posto nel quale andare a caccia di dentici, magari anche più grandi rispetto a quello che aveva pescato la settimana scorsa assieme al cognato Salvatore.
«Un po’ di fortuna anche a noi», aveva scritto sotto alla foto di lui con il cappellino blu, l’incerato giallo e arancione e l’espressione di chi è orgoglioso di mostrare la preda che tiene stretta nella mano destra: un pesce di oltre sette chili.
Riccardo che avrebbe compiuto 40 anni il prossimo 25 novembre, se n’è andato all’improvviso domenica sera. Era a casa di alcuni parenti, in via Settembrini, quartiere “La Rosa”, quando da un momento all’altro si è accasciato a terra. «È crollato giù», hanno detto ancora sotto choc i familiari che hanno assistito alla scena senza poter far niente, per spiegare quello che era successo.
La macchina dei soccorsi è scattata immediatamente. «Mi figlio non respira, mandate subito un’ambulanza», ha detto la madre di Riccardo al centralino del 118 alle 19,07. Pochi minuti più tardi un’ambulanza dell’Svs con il medico a bordo si è fermata in via Settembrini con le sirene accese.
«Per quaranta minuti - raccontano - abbiamo cercato di rianimarlo, le abbiamo provate tutte ma senza alcun risultato».
Il cuore del trentanovenne non ha mia ripreso a battere, così Riccardo Valente Colella, sposato con Simona, padre di una bambina e pescatore nella vita, è stato dichiarato morto intorno alle 20,30, un’ora e mezzo dopo l’infarto.
«Non aveva mai avuto particolari patologie - hanno spiegato i familiari al medico che cercava di capire che cosa avesse generato l’arresto cardio respiratorio che se l’è portato via. L’unico vizio di Riccardo - è stata la conclusione - era il fumo».
La notizia della sua morte, già domenica sera, ha fatto il giro della città in poche ore. La prima ad essere avvisata è stata proprio la moglie che è stata anche la prima a scrivere tutto il suo strazio sulla bacheca del marito: «Mi manchi tanto, ti voglio bene», si leggeva in un messaggio intorno alle 23.
Tra gli amici si alterna rabbia e stupore: «O Dio non esiste, oppure è incredibilmente crudele», scrive Riccardo Vannucci. Aggiunge Fabio Papa: «Ormai in questo mondo non ci stupiamo più di niente. È proprio vero siamo solo numeri. Morire così dopo aver affrontato giornate di duro lavoro». Mentre Massimo Capantini ricorda l’ultima volta che sono stati insieme: «Siamo distrutti. Ieri sera ci siamo fatti gli auguri e due risate, come sempre. Non è possibile, ancora non ci posso credere».
Nonostante la giovane età della vittima la Procura ha deciso di non aprire un procedimento, né tantomeno il pubblico ministero di turno ha disposto l’autopsia per verificare le esatte cause del decesso. Ecco perché la salma è stata restituita subito ai familiari per organizzare i funerali.
Il mare, la figlia e la moglie. Le passioni di Riccardo stanno in tre foto a cui teneva particolarmente. Quella con la bambina in braccio è dentro ad una chiesa, vicino a lui c’è anche Simona. È proprio attorno alla moglie amici e parenti si stanno stringendo per lenire il suo dolore.
Ieri è stato il giorno della camera ardente che si chiuderà questa mattina poco prima delle dieci quando la salma sarà trasferita sempre su un mezzo dell’Svs, al cimitero dei Lupi per la celebrazione del funerale a cui seguirà la tumulazione.
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