Gioco
Il vescovo: in salvo bimbo malato dopo le preghiere alla Madonna
Dopo la diagnosi choc il padre disperato aveva bussato nella notte al santuario di Montenero Il presule racconta: ho notizia di cinque episodi di questo tipo da quando io sono a Livorno
LIVORNO. Quella notte di febbraio il santuario di Montenero è chiuso da ore ma fra le panche sono in due seduti nella penombra a pregare. Davanti all'icona della Madonna delle Grazie non c'è solo il parroco don Luca Bernardo Giustarini, c'è anche un padre con la disperazione che gli inchioda la gola: un tumore alla testa gli sta portando via suo figlio, non ha più neppure lacrime da piangere. Poi invece...
«Cosa è successo? È successo che quel bimbo è guarito», dice sorridendo il vescovo Simone Giusti: l'ha fatto durante l'omelia della messa pasquale in duomo, mentre a mezzogiorno si fermerà poi sul sagrato per la tradoizionale benedizione dei bambini. All'indomani del complesso intervento chirurgico salvavita i medici spiegheranno ai genitori che l'operazione è riuscita bene, poi la Tac confermerà che il piccolo si è ben ristabilito.
In una intervista a Granducato Tv il pastore responsabile della Chiesa livornese rincara: «Da quando sono qui a Livorno ho avuto notizia di almeno cinque episodi come questo».
Il presule non adopera la parola “miracolo” ma è chiaro che pensa a quello che i teologi vedono come una sorta di "strappo" delle logiche della realtà presente per prefigurare quel che, con gli occhi della fede, i credenti intuiscono in qualche modo come quel “Regno” in cui si veda davvero la mano di Dio.
Stavolta però a parlarne non è le devozione popolare ma un vescovo, pur con tutte le cautele del caso. Di tipo teologico: la Chiesa è prudente nel “timbrare” ufficialmente con la parola “miracolo” le guarigioni fuori dall’ordinario (ma va detto che la curia guidata dal vescovo Giusti ha portato i fedeli a Medjugorje, ade sempio). Di tipo umano: soprattutto per evitare di rendere riconoscibile i protagonisti di questa vicenda («queste famiglie non vogliono essere sotto i riflettori»).
Ai microfoni dell'emittente televisiva livornese don Luca conferma l'episodio. «È accaduto due mesi fa: una sera, dopo le 21, sento bussare al portone del santuario: mi si fa incontro un padre disperato. Mi racconta che suo figlio è in pericolo. Mi dice: “Tu me lo hai battezzato, ora la Madonna me lo deve salvare”».
Il monaco vallombrosano montenerese riferisce che il babbo del bambino gli ha detto che il piccolo ha sentito a più riprese un fortissimo mal di testa. L’hanno portato e poi riportato di nuovo a un ospedale della provincia di Pisa: a mamma e babbo, secondo quanto spiega l'uomo al sacerdote, i responsabili sanitari hanno detto che il loro bambino non ha nulla. Loro non sono convinti e lo portano al Meyer, l'ospedale pediatrico di Firenze. E lì gli diagnosticano un tumore, sembra di capire al cervelletto: operazione entro poche ore e il mondo che frana addosso alle esistenze di quella mamma e di quel babbo.
Quella notte di febbraio don Luca racconta al padre disperato che «lì davanti alla Madonna io e lui non siamo altro che poveri peccatori». Ma poi aggiunge anche quel che è accaduto quasi un anno prima: lui e una cinquantina di fedeli sono andati a piedi da Montenero fino al santuario di Lucca dedicato a santa Gemma Galgani, un pellegrinaggio lunghissimo, quasi un trekking della fede. Cosa c’entra? C’entra eccome: c’era da sciogliere il voto relativo a un bebè, in quel caso livornese, che ce l’aveva fatta. Era guarito dopo esser stato anche lui in gravi condizioni per un tumore al cervelletto.
Sia chiaro, così come il vescovo, anche don Luca è cauto e non vuole usare paroloni: «Miracolo? Io parlerei di grazia, il resto – dice il monaco montenerese – lo vedremo quando avremo tutta la documentazione medica. Quel che interessa è che questi due bambini siano sani e salvi, senza strascichi».
Mauro Zucchelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google