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Lavoro, “Trilly” e i suoi tre figli Le passioni dell’eroe entusiasta
Nei pompieri dal 1986, prima all’unità cinofila, poi impegnato per il Concordia e ad Albinia I colleghi in lacrime: «L’acqua era fredda e il tempo brutto, l’esercitazione poteva essere rinviata»
LIVORNO. I tre figli, due gemelle adolescenti e il piccolo Alessandro, il cane “Trilly”, un American Staffordshire con il quale ha condiviso mille avventure in mezzo a boschi e macerie. E poi il lavoro, gli amici, i vecchi e i nuovi amori, vivendo tutto e sempre con quello sguardo entusiasta di chi sta andando, in ogni caso, verso qualcosa.
Davide Carlesi, morto in divisa a 51 anni durante un’esercitazione sul fiume Lima, in provincia di Lucca, era così. Come nella foto dov’ tutto bardato: caschetto, muta e giubbotto di salvataggio e nella quale l’acqua gli arriva poco sotto al collo. La bocca aperta che nasconde una smorfia che somiglia ad un sorriso, e lo sguardo fisso verso il punto dove vuole arrivare e che noi non possiamo vedere.
«Il primo di aprile avevamo deciso di festeggiare il nostro anniversario di nozze con i vigili del fuoco organizzando una cena con i vecchi amici e colleghi. Io e lui siamo entrati lo stesso giorno, era il 1986». Luca Aiello si blocca, singhiozza. La notiza delle morte di Davide è appena arrivata alla caserma di Livorno dov’era cresciuto prima di iniziare a girare, prima Prato, ora Piombino.
«Era un ragazzo d’oro - prosegue il collega - l’ho sentito l’altra sera, io ero in centrale qui a Livorno e lui al distaccamento di Piombino dove lavorava da un annetto, aveva fatto un intervento delicato e voleva sapere com’era andato a finire. Poi mi ha detto: “Domani vado a fare un addestramento fluviale, in provincia di Lucca. È partito alle 10 di mattina, non so ancora che cosa diavolo sia successo, ma le condizioni climatiche non erano certo delle migliori. Dopo la pioggia di questi giorni il torrente sarà stato gonfio e l’acqua fredda, forse fermare tutto e tornare a casa non sarebbe costato nulla». Ma avrebbe, forse, salvato una vita.
Eppure Davide, per una vita nel reparto cinofilo dei pompieri aveva deciso di andare dove la situazione era più delicata. Per un soccorso al Boccale dell’8 giugno 1999 aveva ricevuto un elogio con altri sette colleghi. Due anni dopo la croce di anzianità per i venticinque anni di servizio. Poi con il brevetto in mano da soccorritore speleo fluviale, nell’ultimo anno si era trovato prima immerso nella tragedia della Costa Concordia, all’isola del Giglio, e poi ancora in Maremma, stavolta ad Albinia, dove nel novembre scorso il fango si è mangiato un intero paese.
Al distaccamento piombinese dei vigili del fuoco, ultima tappa della sua vita in divisa, l’atmosfera è mesta, tutti hanno gli occhi lucidi e nessuna voglia di parlare. La notizia della morte di Davide ha lasciato tutti di sasso, e in serata tanti colleghi di altri distaccamenti sono andati a portare solidarietà e un po’ di conforto ai vigili del fuoco della caserma di Montemazzano.
«Posso dire solo che Davide era un ragazzo bravissimo e molto preparato, come deve essere un vigile del fuoco – mormora un collega – Purtroppo non è la prima tragedia che ci colpisce, anzi negli ultimi anni di disgrazie ne sono successe anche troppe».
C’è anche un po’ di smarrimento alla caserma dei pompieri, in uomini che pure sono abituati a tutto, soprattutto a convivere con vicende spesso tragiche. L’unità e la solidarietà sono ovviamente valori molto forti tra questa gente allenata a lottare in squadra, quotidianamente, contro ogni sorta di pericolo.
«Non sappiamo ancora nemmeno dove sia la salma – dice uno dei colleghi – il comandante è partito subito per Lucca, noi siamo rimasti qui ad aspettare qualche notizia in più».
Sul web i messaggi di cordoglio si susseguono. Scrive Valentina Cagianda, cugina della vittima: «Non ci sono parole. Una persona squisita come te non voglio crederci, non posso, ciao angelo». Le due figlie di Davide e la compagna Rossana nel primo pomeriggio sono arrivate a Lucca per capire e riportare a casa Davide.
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