Gioco
Tre perizie indicano i punti chiave del flop delle piscine a Colle
Anomalie contrattuali, discrepanza tra quanto previsto negli accordi di finanziamento rispetto alla delibera del Comune e irregolarità degli impianti: dieci gli indagati, ma gli inquirenti analizzano nuove posizioni. Indagine chiusa a maggio12
Chi doveva controllare lo stato di avanzamento dei lavori delle piscine e chi stabiliva l’erogazione delle quote del mutuo bancario contratto dalle imprese, con la garanzia del Comune di Collesalvetti? Tre perizie della Procura indicano i punti chiave dell’inchiesta sulle piscine a Colle. E una di queste cerca di rispondere a questa difficile domanda.
Da un lato c’è la delibera del Consiglio comunale di Colle, datata 16 aprile 2004, dall’altro il contratto di finanziamento, firmato il 28 giugno 2004 da Mediocredito Trentino Alto Adige spa, da un rappresentate del Comune e da Sesport. Nella delibera risulta che la somministrazione del mutuo da parte dell’istituto di credito avverrà «a stati di avanzamento dei lavori predisposti dai tecnici dell’associazione stessa e vistati dall’ufficio tecnico del Comune». Nel contratto del mutuo invece è scritto che i prelievi dei soldi destinati al progetto «saranno consentiti esclusivamente per la destinazione indicata e in misura proporzionale all’attuazione degli investimenti finanziati e agli stati di avanzamento dei lavori approvati dall’istituto capofila a suo insindacabile giudizio». Una discrepanza che è saltata agli occhi dei carabinieri e della Procura, coordinata dal pm Giuseppe Rizzo, che stanno indagando sulla regolarità del contratto. Per ora gli indagati restano dieci (Nista, l’ex segretario Riccardo Alonzo più 8 imprenditori tra cui i vertici della Cna), ma la Procura sta analizzando nuove posizioni nell’ambito dell’amministrazione: l’indagine è in corso ma dovrebbe chiudersi a maggio.
La Procura indaga anche sul perché dell’assegnazione dei lavori, fatta dal Comune di Collesalvetti, allora guidato dall’ex sindaco e attuale assessore provinciale all’ambiente Nicola Nista, in maniera diretta, senza gara d’appalto. Altro punto focale dell’inchiesta ruota intorno ai motivi per cui il Comune abbia deciso di fare da garante, con una fidejussione da 4 milioni di euro, in un contratto di mutuo tra un’impresa (la Sesport) e una banca. La Procura ritiene anomala questa scelta e anche il fatto che per un progetto così ambizioso sia stata scelta una ditta con capitale di sociale di appena 27mila euro. La società Sesport peraltro, poi è fallita non riuscendo a pagare il debito. Il “cerino” dunque è rimasto in mano al Comune, che si è ritrovato la pesante fidejussione e che ad oggi ha restituito un quarto del debito alle banche, cioè un milione di euro.
Le perizie mostrano anche la diversità tra il progetto fatto e quanto realizzato sia al livello del disegno sia per quanto riguarda i materiali usati e il tipo di impianti.
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