Il Tirreno

Livorno

«La firma di Crocchi sulle fatture gonfiate» ok al licenziamento

di Federico Lazzotti
«La firma di Crocchi sulle fatture gonfiate» ok al licenziamento

L’ex dirigente della Porto 2000 aveva fatto ricorso al tribunale civile. Il giudice del lavoro: «Danni economici per quasi 700mila euro»

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LIVORNO. Il licenziamento di Bruno Crocchi dalla Porto 2000, dove fino al 2007 ricopriva la funzione di responsabile dell’Area commerciale, finanziaria e personale, è stato regolare.

È questo l’esito della causa di lavoro proposta dall’ex dirigente nei confronti della società per la quale ha lavorato dal 1998 fino al 2007, quando scoppiò l’inchiesta giudiziaria sfociata nel processo tutt’ora in corso e nel quale Crocchi deve rispondere di concorso nel peculato messo in atto dall’allora presidente Bruno Lenzi.

Scrive il giudice Silvia Barisan in uno dei passaggi più significativi dell’ordinanza depositata martedì mattina alla cancelleria del tribunale del lavoro. «È documentalmente provato che sulle fatture gonfiate emesse dalla ditta Parlagreco e anche di quelle della Cgm (due dei principali fornitori della Porto 2000 ndr) è stato apposto il visto del ricorrente, sulla cui solo base furono pagate da Porto Livorno 2000, a fronte della effettiva fornitura di una quantità di materiale circa quindici volte inferiore al corrispettivo pagato, con l’ingente perdita economica datoriale richiamata nella lettere di contestazione».

Il ricorso al licenziamento era stata presentato dai legali di Crocchi, gli avvocati Vito Vannucci e Manuela Scarfò, nell’autunno scorso chiedendo il reintegro e il pagamento, a titolo di risarcimento del danno, delle mensilità dell’ultima retribuzioni globale. Adesso avranno un mese di tempo per presentare l’opposizione.

La Porto 2000 nella lettera di licenziamento del 25 ottobre 2007 aveva contestato a Crocchi, allora numero due della società, «l’omissione con dolo e colpa grave - si legge - nell’esercizio delle proprie funzioni ogni controllo sull’effettività delle forniture della ditta Parlagreco e sulla corrispondenza tra i quantitativi fatturati e quelli consegnati prima di liquidare e pagare le fatture ricevute, violando, tra l’altro le procedure aziendali per la verifica degli acquisti e delle forniture. Risultato? Concorrendo a causare un danno economico di 644.842 euro. A cui vanno aggiunti i 52.783 euro della ditta Cgm».

La linea difensiva dell’ex dirigente e dei suoi legali è stata quella di dimostrare che Crocchi aveva sempre ed unicamente svolto la mansione di responsabile dell’area commerciale e per questo era fuori sede due volte a settimana «e pertanto non poteva svolgere i controlli rispetto alle fatture e alle forniture, di competenza di un altro dipendente».

L’avvocato Paolo Bassano che nella battaglia legale rappresenta la Porto 2000 ha contestato la tesi chiedendo (e ottenendo) il rigetto della domanda.

«Visti gli esborsi duplicati rispetto agli effettivi acquisti - sintetizza il giudice - per il loro stesso carattere macroscopico avrebbero dovuto mettere in allarme, e far attivare, per eseguire i doverosi controlli, non solo un direttore commerciale e finanziario, mediamente diligente, ma finanche un qualunque cittadino dotato di comune buon senso». Ecco perché «il licenziamento non può essere considerato discriminatorio, come lamentato nel ricorso», anche perché il dipendente tirato in ballo «ha firmato solo tre delle centocinque fatture e quelle tre sono risultate regolari, ossia corrispondenti alla merce consegnata».

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