Il Tirreno

Livorno

Colle, tre perizie spiegano il flop delle piscine

di Lara Loreti
Colle, tre perizie spiegano il flop delle piscine

La Procura sta verificando la regolarirà del contratto di finanziamento Gli indagati sono dieci, ma gli inquirenti stanno analizzando nuove posizioni

3 MINUTI DI LETTURA





COLLESALVETTI. Chi doveva controllare lo stato di avanzamento dei lavori delle piscine e chi stabiliva l’erogazione delle quote del mutuo bancario contratto dalle imprese, con la garanzia del Comune di Collesalvetti?

Non è facile dare una risposta a questa domanda per un motivo oggettivo. Da un lato c’è la delibera del Consiglio comunale di Colle, datata 16 aprile 2004, dall’altro il contratto di finanziamento, firmato il 28 giugno 2004 da Mediocredito Trentino Alto Adige spa, da un rappresentate del Comune e da Sesport. Nella delibera risulta che la somministrazione del mutuo da parte dell’istituto di credito avverrà «a stati di avanzamento dei lavori predisposti dai tecnici dell’associazione stessa e vistati dall’ufficio tecnico del Comune». Nel contratto del mutuo invece è scritto che i prelievi dei soldi destinati al progetto «saranno consentiti esclusivamente per la destinazione indicata e in misura proporzionale all’attuazione degli investimenti finanziati e agli stati di avanzamento dei lavori approvati dall’istituto capofila a suo insindacabile giudizio». Una discrepanza che è saltata agli occhi dei carabinieri e della Procura, coordinata dal pm Giuseppe Rizzo, che stanno indagando sulla regolarità del contratto. Una stranezza tanto palese che gli investigatori non escludono che potrebbe mettere a rischio la validità del contratto. Ma su questo punto sono ancora in corso accertamenti ed è tutto da vedere. Per ora gli indagati restano dieci (Nista, l’ex segretario Riccardo Alonzo più 8 imprenditori tra cui i vertici della Cna), ma la Procura sta analizzando nuove posizioni nell’ambito dell’amministrazione: l’indagine è in corso ma dovrebbe chiudersi a maggio.

Questa e altre anomalie emergono dalle tre perizie richieste dalla Procura e svolte dai consulenti. Una di queste riguarda proprio gli aspetti contrattuali dell’affare. A partire dall’assegnazione dei lavori, fatta dal Comune di Collesalvetti, allora guidato dall’ex sindaco e attuale assessore provinciale all’ambiente Nicola Nista, in maniera diretta, senza gara d’appalto. E senza un valido motivo, secondo quanto ipotizzato dagli investigatori. Altro punto focale dell’inchiesta ruota intorno ai motivi per cui il Comune abbia deciso di fare da garante, con una fidejussione da 4 milioni di euro, in un contratto di mutuo tra un’impresa (la Sesport) e una banca. La Procura ritiene anomala questa scelta e anche il fatto che per un progetto così ambizioso sia stata scelta una ditta con capitale di sociale di appena 27mila euro. La società Sesport peraltro, poi è fallita non riuscendo a pagare il debito. Il “cerino” dunque è rimasto in mano al Comune, che si è ritrovato la pesante fidejussione e che ad oggi ha restituito un quarto del debito alle banche, cioè un milione di euro.

Ma allora che fine hanno fatto i soldi visto che l’impianto non ha mai funzionato? Gli investigatori non escludono un intreccio di interessi tra soggetti ed enti coinvolti. Il risultato è un flop totale dal punto di vista delle opere, come emerge dalle due perizie. Il progetto iniziale è tutto diverso da quanto realizzato nel disegno sia nella qualità dei materiali. Problemi anche al livello strutturale: sistema di depurazione e trattamento acqua non adeguato all’impianto, impermealizzazione mancante, scarichi delle docce irregolari etc. E nell’indagine c’è un possibile coinvolgimento anche della Corte dei conti, trattandosi di soldi pubblici.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web