Gioco
“Sequestra” 2 vigili sdraiandosi sotto la loro auto
«Multa ingiusta, mi rovina la reputazione d’automobilista provetto» Nel mirino due cartelli di divieto di sosta che si contraddicono tra loro
LIVORNO. Lui che non ha mai preso una contravvenzione in vita sua e tra pochi mesi sarà premiato dall’Aci col titolo di pioniere del volante, uno smacco del genere non poteva accettarlo: una multa per divieto di sosta su un tratto di strada in cui il divieto di sosta non c’è. O meglio c’è, ma secondo un cartello che contraddice totalmente un cartello gemello posto a una distanza di pochi centimetri. E così ha messo in piedi una vera e propria rivolta personale fino a “sequestrare” due vigili.
Il fatto è accaduto lunedì ma due giorni dopo Marco Nenci, 58 anni, è ancora una furia. «Guardi, arrivo ora dalla commissione tutela dei diritti degli automobilisti dell’Aci e probabilmente mi affiderò a loro per portare avanti la mia battaglia. Ho già contattato anche un legale. Per far valere le mie ragioni sono disposto a spendere anche mille euro di avvocati - racconta -. E’ una questione di principio. Questa è un’ingiustizia, io non ho mai preso una multa in vita mia, non ho mai fatto un incidente, quest’anno sarò premiato come pioniere del volante e devo intaccarmi la reputazione di automobilista provetto per un errore? Mai».
La storia nasce in una strada senza uscita della Venezia, dove vanno a parcheggiare soltanto i residenti. E’ l’ultimo tratto di Scali delle Barchette, affacciato sulla cantina rossobianca e sulla Fortezza Vecchia. Quello che a piedi, ma solo a piedi, dà accesso a viale Caprera e costeggiando il nuovo fosso conduce fin davanti alla chiesa di San Ferdinando. In quella stradina chiusa, da alcuni mesi c’è anche un cartello di divieto di sosta. Da qui in avanti, dice, non si può parcheggiare. Chiarissimo.
Da lì indietro però, quel cartello dice altrettanto chiaramente che parcheggiare si può. E così i residenti dei due palazzi affacciati sulla Fortezza, nel tratto “buono” hanno sempre lasciato le loro vetture. Fino al pomeriggio di lunedì quando si sono trovati il famigerato foglietto rosa sul parabrezza. Quattro auto (di più non ce ne stanno) multate per 41 euro. E insieme a loro una decina di scooter: 41 euro anche a loro.
«Ma come, qui c’è un errore: il divieto di sosta inizia dopo», si sono arrabbiati. Salvo constatare però che attaccato al retro di quel cartello ce n’era un altro che diceva esattamente il contrario: il divieto di sosta comincia da qui ma in direzione opposta, dunque dov’erano parcheggiate le quattro auto e i dieci motorini.
«I due divieti si contraddicono tra loro e uno, oltretutto, è nascosto per chi arriva dall’unico accesso a Scali delle Barchette. L’errore dell’ufficio traffico è palese», spiega Marco Nenci. Appena accortosi del foglietto rosa, Nenci si è catapultato in Comune. Ha trovato due vigili sulle scale e ha chiesto loro di andare a vedere. I due l’hanno seguito ma non l’hanno soddisfatto. «Uno mi ha detto che avevo ragione ammettendo che il cartello era ambiguo, l’altro che avevo torto. E comunque non erano stati loro a multarmi e non potevano farci niente». E allora sapete che cosa ha fatto Nenci? Ha chiamato il 113. «Ma in questura mi hanno girato ai carabinieri dicendomi che la faccenda non era di competenza loro e i carabinieri mi hanno assicurato che sarebbero venuti. Dopo mezzora però nessuno si è presentato e i vigili volevano a tutti costi andarsene». «Faccia ricorso, se ritiene», gli hanno detto. Ma Nenci non c’ha sentito: «Voi restate qui finché i carabinieri non risolvono la cosa». E per convincerli a restare si è sdraiato sull’asfalto proprio sotto la Panda della polizia municipale. «Una sorta di sequestro pacifico in nome della giustizia. Mi hanno fatto rialzare assicurandomi che sarebbero rimasti. E sono rimasti, anche se dopo un’oretta mi è toccato ripetere il gesto e risdraiarmi sotto la Panda. Devo dire che sono stati gentili, abbiamo aspettato polizia e carabinieri fino all’ora di cena, parlando di pesca e figlioli. Poi però nessuno è arrivato e li ho lasciati andare ma in cambio ho preteso i loro numeri di matricola», continua Nenci. «Mi sento beffato, l’ufficio traffico ha sbagliato e non può finire che a pagare sia un cittadino modello».
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