Il Tirreno

Livorno

Morì all’Utic a 41 anni nell’inchiesta bis ex vertici Asl indagati

di Federico Lazzotti

Processo chiesto per Fausto Mariotti, Danilo Zuccherelli, Andrea Schiavetti e Roberto Boni, l’accusa è omicidio

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LIVORNO. Michelangelo Gori è morto a 41 anni il 20 giugno del 2006 nel reparto di Cardiologia dell’ospedale di Livorno. Il primo processo è finito nel febbraio dello scorso anno con l’assoluzione di Michele Gori, ex primario dell’Utic, accusato di omicidio colposo, e il grido di rabbia della vedova nei confronti del magistrato: «Vergogna». A distanza di 13 mesi da quella sentenza, al termine della quale il giudice Beatrice Dani aveva trasmesso gli atti alla Procura indicando nei vertici dell’Asl 6 i presunti responsabile della morte del perito tecnico, il pubblico ministero Antonella Tenerani ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro persone: Fausto Mariotti, 63 anni, allora direttore dell’Azienda e ora alla guida di quella di Grosseto, Danilo Zuccherelli, 63, in qualità di direttore sanitario, Andrea Schiavetti, 58, direttore del presidio ospedaliero di Livorno fino al 31 marzo 2006 e del suo successore Roberto Boni, 63.

L’accusa per tutti e quattro è quella di omicidio colposo. Ma dietro a questa inchiesta bis c’è l’ombra della prescrizione. «I termini scadranno a fine anno - spiega il legale di uno dei quattro indagati - al massimo sarà fatto il rinvio a giudizio». Intanto però la famiglia ha già intrapreso una causa civile nei confronti dell’Asl 6 chiedendo un maxi risarcimento che sfiora i due milioni di euro.

Al centro dell’inchiesta bis, c’è in ogni caso, la strumentazione e in particolare «la colpa consistita - si legge nella richiesta di rinvio a giudizio - in negligenza, imprudenza, imperizia, ed inoltre in violazione dei protocolli di buona prassi di organizzazione del lavoro».

Già nel processo a carico dell’ex primario, era emerso il cattivo funzionamento degli apparecchi che dovevano monitorare la condizione dei pazienti e la scarsità di personale. Scrive nel capo d’imputazione il pubblico ministero: «Al momento del trasloco della divisione di Cardiologia presso la nuova struttura, era il 14 febbraio 2006, ignorando le tempestive, ripetute e motivate motivazioni del dottor Galli, quanto all’insufficienza del mantenimento della precedente turnazione notturna, Mariotti, Zuccherelli e Schiavetti provvedevano comunque dapprima a ad ordinare - e ad ogni modo non impedivano - il trasloco del reparto nonostante la nota e documentata insufficienza di personale, omettendo successivamente di effettuare la doverosa integrazione in modo tale da ripristinare la funzione essenziale di controllo video dei pazienti monitorati».

Ecco perché il perché il personale quella mattina non si accorse della crisi respiratoria di Gori: da un lato gli allarmi sonori erano stati sospesi e dall’altro al video centrale non c’era nessuno perché le tre persone nel reparto «erano impegnate in altre necessarie attività».

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