Gioco
Cosimi: dal 2014 fine delle corse al Caprilli
«Concluso il rapporto con Alfea». Ma dalla società pisana smentiscono: rischio strascichi legali
LIVORNO. «Dopo il 2013, l’ippodromo inteso come corse dei cavalli a Livorno non esisterà più». Fine della corsa. Fine di una storia. Inizio di un percorso che ancora non si sa, con chiarezza, dove porterà. E in una delle aree più belle e prestigiose di Livorno.
A pronunciare questa frase è stato il sindaco Alessandro Cosimi che ieri mattina, in consiglio comunale, ha toccato tre punti delicatissimi. Il primo: «Dopo numerose lettere del sindaco senza risposta positiva, riteniamo concluso il rapporto con Alfea». La società che ha gestito le corse negli ultimi due anni. Cosimi parla di «contraddizioni emerse lungo il percorso» e «interessi diversi», ripetendo che la società pisana non si sarebbe accollata tutti e 20 i dipendenti della Labronica e che avrebbe chiesto una concessione trentennale con possibilità di recedere anno per anno.
Secondo: ci sarebbero due associazioni sportive nazionali in contatto con Spil che, dice Cosimi, sarebbero pronte a gestire l’impianto, ma non più le corse dei cavalli. «Che non significa – si affretta a sottolineare – abbandono dell’ippica». Vista la crisi nazionale, aggiunge, «nessuno si fa avanti, tre bandi sono andati praticamente deserti, non abbiamo certezza che questo mondo possa continuare a esistere per come lo abbiamo conosciuto. Ma abbiamo certezza di progetti alternativi che possano dare lavoro a 20 persone».
Quali? Facendo cosa? Sono domande che ripetono a turno i consiglieri, tra ipotesi di campi da golf circondati da maneggi, rispolverati progetti di parcogiochi e accenni a investimenti Snai o Fise (la Federazione degli sport equestri).
Fatto sta che per traghettare il Caprilli e i lavoratori in questa ipotetica nuova fase, il sindaco ha proposto di affidare la gestione corse di quest’anno (che poi sarebbe l’ultimo) direttamente alla Labronica. La società al cento per cento del Comune che è già in liquidazione e con un mare di debiti. Ecco perché subito dopo chiarisce che «la società non dovrà generare perdite ed è necessario un incontro con i lavoratori e i sindacati per mantenere in piedi gli ammortizzatori sociali». E accenna a contratti di solidarietà. Sempre nel caso in cui questa ipotesi vada davvero in porto. Perché altrimenti, pare di capire, addio corse già da quest’anno.
Ma in serata arriva il colpo di scena. Contattato al telefono, il rappresentante dell’area tecnica della pisana Alfea, Emiliano Piccioni, si dice «stupito» dalle parole del sindaco «che apprendo solo da voi giornalisti». «Rapporto concluso? A noi – controbatte a distanza – non l’ha annunciato nessuno. Abbiamo una comunicazione aperta e costante col Comune di Livorno. Andremo avanti finché non ci diranno diversamente». Ma di fatto la porta è stata chiusa in consiglio. Cosa farà Alfea? Ci sarebbero davvero gli estremi per fare causa come paventava qualche consigliere ieri mattina? «Valuteremo che fare – taglia corto il dirigente – oggi sul tavolo non c’è neppure l’ipotesi di abbandonare Livorno. Noi abbiamo intenzione di gestire il Caprilli come da accordi presi col Comune un anno fa: aspettiamo che Livorno dia seguito agli impegni presi».
Intanto il consiglio chiede lume. «Chi garantirà – chiede Gionata Giubbilei (Pdl) – eventuali perdite della Labronica? L’operazione è rischiosissima». «Si chiede alla città – sottolinea Gianfranco Lamberti (Confronto)– di rinunciare alla sua storia per rivitalizzarla: ok, ma prima voglio vedere il parere sottoscritto dall’apparato tecnico». L’ex sindaco raccomanda anche che non ci siano variazioni al regolamento urbanistico (in altre parole non si faccia del Caprilli terra di conquista del mattone) e il sindaco rassicura. Lorenzo Del Lucchese (Idv) ricorda che «nell’atto di donazione del Caprilli al Comune c’è un vincolo per fini ippici: contrasterà con il percorso individuato per salvare i lavoratori?». E mentre Paolo Fenzi (Pd) dice che «il Comune ha fatto bene a tirarsi fuori dalle proposte di Alfea, ora c’è da gestire la fase transitoria», Tiziana Bartimmo (Rifondazione) si dice preoccupata per un «futuro di fatto ancora nebuloso: cosa farebbe, poi, Spil?». E raccomanda che «quell’area, che è della città, sia assicurata al pubblico». «Spero che quello che promettete – chiude Marco Cannito (Città Diversa) – non sia smentito. Mettete il percorso nero su bianco subito dopo Pasqua».
Juna Goti
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