Il Tirreno

Livorno

Scialla, mamma: c’è la festa e io non posso non esserci

di Giulio Corsi e Giorgio Carlini

Viaggio nella Feeling love generation, tra quindicenni in lotta con i genitori il martellamento su Facebook e un business che vive di alcol e prevendite

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LIVORNO. La musica di Bob Sinclar, il re dei dj dei primi anni Duemila batte forte. Risuona nelle casse delle Mini colorate parcheggiate tutte attorno a Marilia, accanto a Cinquecento nuovissime e a Pandini cigolanti, tra decine di scooter e babbi al volante con la tuta sotto la cintura che salutano ragazzine truccate ed eleganti, veloci a sgattaiolare fuori dall’auto il più nascoste possibile per poi sparire mimetizzandosi nella fila che si allunga sotto la pioggia, davanti all’entrata del Glamour Loft.

E’ un ritmo che sale, che ti dà la carica e sembra il sottofondo del film di queste notti livornesi, anno dopo anno sempre più adolescenziali, che ondeggiano come una marea indirizzata dai Pr (e talvolta dai blitz e dalle chiusure imposte dalle forze dell’ordine), ora a Calafuria, ora al Re Matto, ora al Camaleonte, ora al Glamour Loft.

"Feel the love generation", urla Bob. Sentila, la generazione dell’amore. Guardala, respirala, studiala. E’ la fotografia della società che cambia. Un tempo a 16 anni alternava le notti dei mercoledì d’estate sul solarium dei Pancaldi ai pomeriggi della domenica sui divanetti dell’Atleti. Ora a 14 anni è già pronta a combattere con babbo e mamma per conquistare il suo sabato al primo piano del Glamour. E spesso la battaglia riesce a vincerla. Scialla, mamma, stai tranqui: c’è il London Party, lo sa tutta Livorno, e come puoi pensare che io non ci vada?

Loro, i quattro studenti finiti nel caos di una storia più grande di loro, d’un tratto catapultati nella vita fatta di regole e leggi, di contratti, burocrazia, tasse da pagare e legacci amministrativi, l’evento l’hanno lanciato già da una quindicina di giorni. E il tam tam gira per la città più veloce di una metropolitana, parte dal quartier generale di via della Bassata e come prima tappa non può non fermarsi al classico, la scuola con la densità più alta di donne di tutta Livorno, riparte dall’Iti e rimbalza al Cecioni. E poi fa le vasche in via Ricasoli, arriva nelle palestre in cui ci si allena a basket, come una pallina da flipper tocca il The Space, illumina l’Attias, e trionfa a sera, quando fuori piove, fa freddo e non si esce, e allora si accende Facebook e si clicca quel mappamondo tinto di rosso che sono le nuove notifiche. “Love London? Be in London”, è il messaggio che con la forza di un virus bussa ai computer di quattromila livornesi. La selezione che nelle discoteche la direzione si riserva all’ingresso, qui non c’è. E così gli inviti arrivano a tutti, trentenni, quarantenni, mamme, nonne tecnologiche, gente che a Livorno neanche ci abita. E tra le migliaia di bersagli ci sono anche quelli giusti: il popolo dei sedici-ventenni che però sconfina per difetto nei quattordicenni, racchiudendo sotto il suo ombrello tutto l’arco delle scuole superiori e il primo anno di università.

“Be in London”. Sii a Londra. Ancora meglio: vieni a Londra. Ancora meglio: a Londra non puoi non esserci. E Londra sabato è il Glamour Loft. Il conto alla rovescia rimbomba, allo stesso ritmo della musica di Bob Sinclar. Meno sette, meno sei, meno cinque. La prevendita si esaurisce in un battibaleno. E loro, i quattro liceali catapultati d’un tratto nel mondo dei grandi, che secondo la polizia municipale - altro che festicciole - hanno messo in piedi una vera e propria impresa, gestiscono il tutto con un’attenzione ai particolari davvero da manager. Comunicazione curatissima via internet, messaggini, what’s up, magliette firmate Glamour Loft, gadget, foto ufficiali dei party precedenti incorniciate sotto il logo del Feeling Love Generation Club, Pr disseminati per la città e per le scuole, pronti a qualsiasi ora del pomeriggio e della mattina a venderti i biglietti. C’è un business enorme in questo mondo che in buona parte ancora vive con la paghetta di papà, mamma e nonni. Non è cosa nuova, ma ora i contendenti sono aumentati.

8 euro per l’entrata e la prima consumazione, altri 5 euro per ogni bevuta successiva. E i ragazzini bevono. Bevono. Shortini che ti entrano in bocca e vanno giù senza neanche passare dalla lingua. Le ragazze preferiscono la vodka alla pesca. E la caipiroska. Ma il trionfo è per il Cuba Libre e i mojiti. C’è anche chi opta per il succo di frutta, una bella Coca Cola col limone e il ghiaccio. L’importante è stare tutti quanti con il drink in mano.

Le mamme e i babbi dei più grandi sono contenti, perché il Glamour è più vicino di Calafuria. E tornare a casa in motorino facendosi semplicemente un tratto del viale d’Antignano sembra quasi una passeggiata in confronto alla sfida alle curve che dividono il Romito dalla città. E’ una consolazione. Piccola piccola di fronte al timore che l’alcol giri. Ma è un timore, non una certezza che sia proprio il proprio figlio ad alzare troppo il gomito, e allora speriamo: magari berrà solo Coca Cola come fa a casa...

Certo, anche l’altra sera, di alcol ne hanno visto versare tanto gli agenti della polizia municipale. Ma nessuna infrazione da quel punto di vista, nessuna bevuta proibita è stata servita a giovanissimi durante l’ispezione.

L’organizzazione è perfetta. Si è affinata festa dopo festa. Non lascia nulla al caso, a partire da buttafuori professionisti, registrati in questura. Sa anche bene che qualche residente di Banditella non è entusiasta di quelle 250 persone che sabato dopo sabato hanno preso a radunarsi nell’ex sala Mistral, per anni casa di convegni, conferenze o feste private. E così ha messo in guardia i partecipanti e chiesto un contegno diverso: «Ci sono persone ganze che con le grondaie bagnate si arrampicano al primo piano, o che sfondano le uscite di sicurezza, che distruggono cubi, tavoli, fioriere e la porta del bagno. Poi vi lamentate che non c'è più Calafuria».

Certo, la grande attenzione dedicata ad ogni dettaglio organizzativo stride non poco con l’attenzione quasi nulla dimostrata verso gli obblighi di legge sulla regolarizzazione del personale e sulle autorizzazioni. Ma i quattro giurano che ogni cosa era in affinamento. E ieri ripetevano: sabato ci saremo ancora. Scialla. State sereni, genitori. Oppure: rassegnatevi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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