Il Tirreno

Livorno

Depressi e precari. E nessuno dona più

di Roberto Riu
Depressi e precari. E nessuno dona più

Mille donatori di sangue in meno. Tra la cause l’assunzione crescente di psicofarmaci e l’aumento dei contratti a tempo

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LIVORNO. La crisi ha colpito anche le donazioni di sangue. Meno 10 per cento il dato degli ultimi mesi del 2012 rispetto ai rispettivi del 2011. E l’inizio dell’anno nuovo non è andato meglio. A gennaio e febbraio si parla di un ulteriore meno cinque, che va aggiunto al dato negativo del 2012. In totale le donazioni sono scese negli ultimi dodici mesi di diverse centinaia e presto toccheranno il migliaio. Considerando che Livorno, da sempre regina in Toscana, aveva una media di oltre diecimila donazioni l’anno, il calo è pauroso.

A lanciare l'allarme è Giovanni Belfiore, presidente uscente dell'Avis di Livorno.

«Anche nei primi due mesi di quest’anno il trend resta negativo», dice Belfiore. E se le condizioni a Livorno sono difficili, in altre località della Toscana appaiono addirittura catastrofiche: «Qui da noi - continua il presidente di Avis Livorno - per ora si riesce a reggere, ma, solo per fare un esempio, a Pisa o a Viareggio per le donazioni è diventato un deserto. Tanto è vero che il reparto ematologico di Pisa è ora costretto a rivolgersi alla struttura sanitaria di Livorno per le trasfusioni di sangue di quanti ne hanno necessità».

Le cause sono principalmente tre. E tutte e tre, insieme, fotografano meglio di qualunque Polaroid la realtà che viviamo tutti i giorni. La prima: il fatto che l’Asl abbia tagliato gli esami extra che un tempo potevano essere richiesti - gratuitamente - da chi donava. La seconda: l’alto uso di psicofarmaci che costringe tantissimi donatori ad uno stop temporaneo. La terza: il fatto che l’Inps non riconosca a chi ha un contratto a tempo determinato la giornata retribuita a coloro che donano.

Il mix di elementi è stato letale: un crollo della donazione di sangue anche in una delle citta storicamente all’avanguardia in quest’atto di generosità.

«La stretta imposta dall'Asl 6 negli ultimi mesi del 2012 per i donatori circoscrive la gratuità delle analisi del sangue solo agli esami previsti dalla legge, mentre per tutti gli altri parametri è prevista la prescrizione medica ed il pagamento del ticket. Tutto ciò ha creato parecchio malumore fra i donatori», racconta Belfiore. C’è un dato che spiega bene questo sentiment: le 101 donazioni in meno di novembre rispetto al mese precedente, quando l’Asl non aveva ancora varato la stretta.

L'andamento poco entusiasmante delle donazioni di sangue fa però affiorare delle motivazioni assai più profonde, oltre alla spending review voluta da viale Alfieri, che coinvolgono l'attuale tessuto socio-economico. E accanto all’Asl ecco entrare in scena anche un altro ente pubblico: l’Inps. «Per il lavoratore precario, sia esso collaboratore a progetto o un'altra tipologia d'impiego non è previsto il riconoscimento da parte dell'Inps della giornata dedicata alla donazione di sangue. In pratica non viene retribuito, a differenza di quanto accade per i lavoratori a tempo indeterminato», chiarisce Belfiore.

Ma il domino economico-sanitario non si ferma qui. Perché negli ultimi tempi si è affacciato anche un terzo motivo che in qualche modo si intreccia col crescente disagio derivante dall'odierna grave crisi del mondo del lavoro, fra il dilagare della precarietà e la disperante assenza di sbocchi occupazionali. «Da qualche tempo, quando contattiamo periodicamente i nostri donatori – aggiunge Belfiore – sempre più spesso ci viene dichiarata l'assunzione di antidepressivi, una terapia che esclude perciò immediatamente la possibilità di donare il sangue. E' una situazione mai vista prima e che ci deve davvero fare riflettere su come sta funzionando oggi la società». E così l'elenco dei donatori non idonei, taluni magari solo temporaneamente, si è allungato a dismisura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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