Il Tirreno

Livorno

Commercio, crisi choc (ma per i supermercati no)

di Mauro Zucchelli
Commercio, crisi choc (ma per i supermercati no)

Nemmeno le vendite di Natale salvano dai guai anche se riducono un po’ i danni Le piccole botteghe si arrangiano a catturare i clienti tornando a fare credito

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LIVORNO. La Camera di commercio ha appena finito di presentare il dossier su commercio e edilizia: uno zibaldone di cifre, percentuali e trend da far venire la depressione a un clown. Il dito del presidente Roberto Nardi corre lungo la linea del grafico delle vendite al dettaglio nella nostra provincia: non è in ballo solo lo stato di salute del commercio, – dice – qui s’intravede una mutazione profonda nell’atteggiamento di noi livornesi. Quasi un’altra antropologia al tempo della crisi...

Al primo morso della crisi sull’onda dei subprime americani si risponde con una brusca battuta d’arresto dei consumi: ma tutt’al più per un paio di trimestri a cavallo fra primavera e autunno 2009. Ci si cullerà poi – rincara Nardi – nell’illusione che la crisi sia già praticamente passata, nient’altro che un acquazzone e stop. Semmai una sorta di causa attesa, con l’illusione di potersela cavare limando un po’ le spese ma senza rimettere in discussione né il tenore di vita né le abitudini standard. E fino all’estate 2011 il grafico resta sì con il segno”meno”, però in misura minima.

Il patatrac delle illusioni è nell’autunno di due anni fa: non basta più mettere nel bussolo i risparmi delle generazioni precedenti, la casa ereditata, la pensione della nonna o i genitori pensionati che pagano le rate del suv al figlio quarantenne. È nell’ultimo anno e mezzo che i livornesi hanno preso consapevolezza che niente sarà come prima, dice Nardi: e allora sono state ripensate le priorità.

Ma l’ultimo quadrimestre, quello del Natale scorso, non racconta un qualche (leggero) miglioramento? Verissimo: si riduce (dal 7,8% al 5,4%) il calo delle vendite nei negozi, su base tendenziale annua. Non solo: per una volta tutto il resto della Toscana (eccetto Firenze) se la cava peggio di noi.

Eppure dai dati (provinciali) del Centro studi della Camera di commercio presentati da Federico Doretti non saltano agli occhi grandi motivi di ottimismo. A cominciare dal fatto che si sente a malapena l’effetto sia dello shopping natalizio sia dei saldi ormai anticipati, anzi resi pressoché permanenti.

Ma c’è un “ma”: la crisi non è per tutti. Anzi, ipermercati e supermercati vedono crescere il giro d’affari di quasi due punti percentuali (però un po’ meno che nel resto della Toscana). L’esatto opposto di quel che avviene per i negozi di quartiere: meno 8,3% fra gli alimentari, meno 7,3% fra i non alimentari (caso strano: in tutte le altre città della nostra regione gli alimentari la sfangano meglio degli altri).

Doretti indica due settori-Caporetto: nell’abbigliamento la mazzata è del 9,2% (non arriva al 7% in Toscana), se parliamo di prodotti per la casa e elettrodomestici le vendite scendono in picchiata del 13,3% (tre punti in più rispetto alla media regionale).

Ma secondo Giannantonio Cesari, presidente di Confcommercio, queste cifre non raccontano quel che cova sotto la brace: i negozi di vicinato si arrangiano a reggere tornando a “segnare”: cioè a far credito ai clienti. Mentre i supermercati non possono farlo, a meno che non si passi alla vendita a rate (e si parli cioè di lavatrice anziché di salame, olio e sapone).

Ma fra gli acquirenti c’è chi – avverte Cesari – ormai si è specializzato in un giochino furbo: prima fa in modo di conquistare la fiducia del negoziante, poi fa crescere il debito, quindi sparisce e va a ripetere lo stesso trucchetto in un altro rione.

E intanto cambia il volto del commercio, come dice Robert Martorella, direttore di Confesercenti: nell’era dei “saldi continui”si fa di tutto per fare fatturato, anche a costo di ridurre al minimo i i margini per i negozianti. Ma questo non fa altro che togliere l’erba sotto i piedi ai negozi storici e lasciar campo libero alle catene di franchising che standardizzano l’offerta: merci uguali, negozi uguali, strade uguali.

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