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PORTO 2000 LA GARA È UN OBBLIGO

DI ANGELO ROMA

DI ANGELO ROMA. Dopo aver letto Il Tirreno del 21 marzo, sono ancora più convinto che sia giunta l’ora di agire con profitto ed efficacia, privilegiare la pratica e la concretezza, tralasciando,...

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DI ANGELO ROMA. Dopo aver letto Il Tirreno del 21 marzo, sono ancora più convinto che sia giunta l’ora di agire con profitto ed efficacia, privilegiare la pratica e la concretezza, tralasciando, quindi, le sottigliezze meramente verbali, che portano, unicamente, a turbare la comunità portuale. Dobbiamo dare “risposte” alle seguenti domande: quando sarà agibile il lato Nord del Molo Italia? Quando sarà agibile il prolungamento del 75? A che punto sono i lavori della sponda Est? Quando saranno chiuse le porte vinciane? Quando sarà pronta la "gara pubbblica" per la cessione di una parte delle quote che l'Autorità Portuale possiede di Porto 2000?

Questa gara, voglio sottolinearlo, va fatta anche in caso di cessione ad enti pubblici. Per ormai consolidata interpretazione giurisprudenziale, recepita anche nell’art. 1 della legge 241/1990, la pubblica amministrazione, quando agisce nel mercato (e quindi non in via autoritativa), è parificata in tutto a un soggetto privato. Ne consegue che dovrà sottostare a tutte le norme imperative che regolano le azioni dei soggetti giuridici privati. Pertanto, non potrà avere posizioni di privilegio nella partecipazione, per esempio, a gare bandite da altre pubbliche amministrazioni nelle quali, se vorrà e se i propri scopi istituzionali e la normativa di riferimento glielo consentono, potrà partecipare secondo le regole generali applicate alla singola procedura.

Nello specifico, la gara pubblica per la privatizzazione della Porto Livorno 2000 deriva dall'obbligo imposto all'Autorità Portuale dal DM del 1994 che prevede che i servizi di interesse generale nei porti, tra i quali è espressamente individuato quello di gestione delle stazioni passeggeri, debbano essere messi a gara in ambito comunitario. Quindi l'Autorità portuale ha l'obbligo di rivolgersi al mercato per dismettere le quote della società.

Alla gara, poi potranno partecipare soggetti pubblici e privati che, ripeto, gareggeranno a parità di chances e regole.

Approfitto, poi, per esprimere alcune considerazioni/risposte circa la “Concordia”, su quanto letto ultimamente, sempre su Il Tirreno (non dimentichiamoci che Piombino è, almeno per ora, provincia di Livorno): al lancio del governatore Rossi, di circa un anno fa, di proporre il nostro porto per accogliere il relitto, Livorno non disse “no grazie!”. Fu solo fatto presente che non abbiamo fondali da meno 15 a meno 20, ma al massimo a meno 13; quindi l'impossibilità “fisica” a riceverlo (comprese le misure del bacinone). Secondo punto: Piombino ha vasca di colmata pronta a ricevere (subito!) oltre 1.500.000 di metri cubi di materiale da escavo, quindi nessuno pensa di portarli a Livorno. Aumenterebbero, oltretutto, di molto le spese, e poi, cosa per noi ancora più grave, non abbiamo più posto nella vasca di colmata.

Infine, allo stato, per motivi di capacità finanziaria, non è proprio possibile “portare” il relitto a un pescaggio di 11-12 metri, invece dei 18 sinora previsti.

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