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PAROLA D’ORDINE RINVIARE
di ANDREA LAZZERI Non c'era cattiveria né risentimento nelle parole che il sindaco -jeans e maglione - ha pronunciato in consiglio comunale. C'era un'alta dose di acidità in qualche frase indirizzata...
di ANDREA LAZZERI
Non c'era cattiveria né risentimento nelle parole che il sindaco -jeans e maglione - ha pronunciato in consiglio comunale. C'era un'alta dose di acidità in qualche frase indirizzata al suo segretario di partito e a certi commentatori.
Una battuta qua, un'altra là cucita all'interno di un "ragionare alto" che ruota sull'importanza del consiglio comunale, quasi una chiamata alle armi per rifiutare gli assalti della politica partitocratica. E fin qui siamo alla filosofia, certamente nobile e fondamentale , gnoseologica direbbe Kant, ma pur sempre inconcludente nella prassi, anzi "rinviante".
Così, quando evaporano le chiacchiere, lo scontro mai visto tra segretario del Pd e sindaco si cristallizza nelle seguente dichiarazione: «Il 27 presenterò un’agenda di cose da fare».
Due giorni di rinvio, chissà perché. Tant'é. Ormai è una giunta alchemica, con dinamiche misteriose, nella quale l'abilità a non sciogliere i nodi si accompagna a quella dell'annuncio sdrucciolevole: decidere scivolando nel domani.
E l'opposizione non è da meno. Invece di farsi trovare pronta a sommergere la maggioranza e il Pd di proposte definite, fa da sponda al ping-pong del fescennino col pronto motteggio di sciatta qualità.
Ieri tra il pubblico c'erano anche alcuni militanti grillini che prendevano diligentemente appunti.
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